Andrea
(In "Rimini", Ricordi, 1978)

Mare=ballerina, di Gino Severini


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Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo poetico, i figli della luna; alle persone che noi chiamiamo gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Mi fa piacere contarla così, a luci accese, a dimostrare che oggi si può essere semplicemente se stessi senza bisogno di vergognarsi.
[Presentazione durante il concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano (19/12/'92)]


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La canzone parla di un figlio della luna, vittima della guerra. L'ambiente richiama il mondo delle fiabe, ma il dolore per la perdita dell'amato è tragicamente reale. Così Andrea si suicida gettandosi nel pozzo più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto; quest'atto gli sembra l'unico modo per vincere il dolore.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, p. 114]


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