Bocca di rosa
(In "Tutto Fabrizio De André", Bluebell Records, 1967)
* * * *
La chiamavano Bocca di rosa
metteva l'amore, metteva l'amore,
la chiamavano Bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
[omissis]
C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro
Bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitarono all'invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare il cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga edi certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"Il furto d'amore sarà punito, -
disse, - dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".
Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi, con i pennacchi,
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in altra uniforme
e l'accompagnarono al primo treno.
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sagrestano,
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
[omissis]
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale,
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quanto partiva
chi manda un bacio chi getta un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
tra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e Bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.
Luigi Pestalozza ha definito questa celeberrima canzone come "un canto all'amore senza distinzione di forma, sacro e profano insieme" (in Fabrizio De André. Accordi Eretici, EuresisEdizioni, Milano 1997, p. 177).
Come in Via del campo, De André canta qui l'amore offerto in vendita, ma alla delicatezza di quell'altra canzone contrappone in questa il senso festoso dell'ironia, elogiando chi fa l'amore per passione e irridendo la disapprovazione moralistica di tale comportamento.
Bocca di rosa è la storia di una prostituta che appunto, con la sua sola presenza, è capace di scatenare passioni, allegria, invidia, gelosia. Tutta la canzone è attraversata da una sottile vena di ironia che mette alla berlina le comari di Sant'Ilario e pone in rilievo la gioiosa, vitale baldanza della prostituta. A quest'ultima vanno le simpatie di De André, che ce la presenta con toni maliziosi ma anche teneri, come una ventata di primavera in un ambiente noioso e triste. A lei va inoltre il rispetto degli uomini del paese che, quando vanno a salutarla alla stazione, tengono il cappello in mano. Il finale fu ritenuto scandaloso dai soliti benpensanti, poiché avvicina la giovane donna (amore profano) alla Vergine (amore sacro).
Bocca di Rosa è esistita davvero: si chiamava Maritza. Era un'istriana bionda, piombata a Genova per togliersi la voglia di Fabrizio. La storia è raccontata nel romanzo Un destino ridicolo, scritto a quattro mani con Alessandro Gennari e pubblicato da Einaudi. Fabrizio era a casa, bussano alla porta: "Finalmente riesco a incontrarti", dice la bionda che ha trovato l'indirizzo su un settimanale di musica. Il resto, come si dice in Gallura, "tocca ponillo in canzone" (bisogna metterlo in musica), per quegli eventi eccezionali che è bene fissare in qualche modo per non perderne il ricordo.
(Cfr. A. Franchini, Uomini e donne di Fabrizo De André, F.lli Frilli Editori, Genova 2000, p. 96)
Il livello semantico è chiarissimo, eppure non mancano figure retoriche di rilievo. Osserviamo ad esempio una litote al v. 8: non si trattava di un missionario. Ma straordinaria, su tutte, è la metafora dei vv. 19-20: l'ira funesta delle cagnette / a cui aveva sottratto l'osso, dove le cagnette indicano le donne del paese e l'osso sta per i loro mariti (Inoltre osso costituisce una sineddoche atta ad evitare un'oscenità). Divertente è l'iperbole dei vv. 39-40: Quella schifosa ha già troppi clienti, / più di un consorzio alimentare. Icastica è la similitudine iperbolica della notizia che come una freccia dall'arco scocca / vola veloce di bocca in bocca (vv. 63-64).
METRO. Il testo è formato da 19 quartine nelle quali almeno due versi sono in rima baciata: ad es. rosa/cosa (vv. 3-4), moglie/voglie (vv. 29-30), gusto/giusto (vv. 31-32), cornute/argute (vv. 31-32) ecc.; altri a rima alternata: ad es. Sant'Ilario/missionario (vv. 6-8), professione/passione (vv. 10-12), voglie/moglie (vv. 14-16), addosso/osso (vv. 18-20) ecc.
I versi sono di varia misura, ma il modo particolare di cantare di De André riesce ad occultare sapientemente questa diversità. La melodia-base si piega di volta in volta alle esigenze di quello che l'autore vuol dire: i versi si allungano e si accorciano spostando gli accenti del decasillabo-base sino a mutarlo in quinario doppio, trasformandosi in endecasillabi, ritraendosi a novenari o dilatandosi fino al dodecasillabo. Vediamo alcuni esempi:
La chiamavano Bocca di rosa (decasillabo)
Ma la passione spesso conduce (quinario doppio)
Si sa che la gente dà buoni consigli (dodecasillabo)
E quelle andarono dal commissario (endecasillabo)
E alla stazione successiva (novenario).
Vi sono anche due settenari consecutivi: C'era un cartello giallo / con una scritta nera.
Il primo verso della seconda strofa: Appena scesa alla stazione, può addirittura essere letto come un novenario oppure, con dialefe centrale un po' forzata (Dante, ad esempio, lo fa spesso!), come un quinario doppio.
Il ritmo da tarantella rimarca il carattere popolare del brano e lo rende di facile assimilazione. Non a caso, infatti, Bocca di rosa è una canzone nota anche a molti che ne ignorano l'autore.