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Il Canto del servo pastore è, insieme, una storia e un'invocazione. (...) Il protagonista non si crogiola nel proprio destino di solitudine e discendenza ignota; invece assorbe ogni particolare della natura - assunta come madre adottiva - e vi identifica le tappe del percorso della propria vita. Nella prima e nella terza strofa evidenzia le mancanze che lo rendono isolato (ignora il proprio nome, la direzione, l'amore delle case ) e chiude con la richiesta a madre natura di una fine serena: "notte notte notte sola, sola come il mio fuoco / piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco".
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