Presentazione




" Quando se ne va un poeta la terra piange, dice un proverbio africano. Fabrizio De André era un grande poeta della canzone, cioè un tipo particolare di poeta, un artista che sposa insieme versi e musica praticando un'arte antica e nobile, tutt'altro che minore". Così - a pochissimi giorni dalla scomparsa di Fabrizio De André, avvenuta l'11 gennaio 1999 - scriveva l'amico-musicista Nicola Piovani. *

Un apprezzamento simile, del resto, era già stato espresso anni addietro da Fernanda Pivano, la celebre e brava traduttrice della Antologia di Spoon River, l'opera di Edgar Lee Masters a cui De André si era ispirato (spesso elevandone il livello) per l'album Non al denaro, non all'amore né al cielo: "Fabrizio è l'unico dei nostri cantautori ad essere davvero un poeta e non solo un cantante. Lui è un po' quello che in America è Bob Dylan, che prima di essere un musicista è un poeta. Non si tratta solo di rimatura, ma soprattutto di immagini così raffinate, così sofisticate e nello stesso tempo così immediate". **

E Mauro Macario, ricordando recentemente i concerti di De André, ha scritto: "Il poeta dopo epoche arcaiche tornava tra la gente con la musica, lasciando la poesia d'élite nei salotti tradizionali... Nel caso di Fabrizio, una poesia che coniuga la tenerezza con l'indignazione, il sarcasmo con l'invettiva, la pietà con l'amore, il sogno con l'anarchia. Il poeta in musica, sebbene raro, rappresenta nella contemporaneità la forma più alta e toccante di poesia anche se gli accademici, quelli del verso cattedratico, non digeriscono questa metamorfosi assumendo un atteggiamento sprezzante verso chi, ad un linguaggio ermetico, enigmistico e glaciale, sceglie invece la grande comunicazione, quella viva, palpitante, diretta, condotta sul filo di un'emozione sempre latitante in un'epoca disidratata da sistemi sociali inumani, demenziali e distruttivi". ***

Fabrizio De André è stato, rimane e resterà il cantore degli esclusi, degli emarginati, degli oppressi. La sua intelligenza e la sua sensibilità gli hanno permesso di superare il diffuso egoismo e i discutibili interessi della classe di appartenenza, di cui ha colto e denunciato le presunzioni e i limiti, e di sondare l'umanità profonda e l'istintiva solidarietà che si manifesta nei ceti bassi della società, senza peraltro (mai!) incorrere nel rischio della retorica e del populismo.

Questo sito è rivolto a tutti coloro che - apprezzando spontaneamente De André per la sua voce straordinaria, per le sue delicate melodie, per il suo messaggio personalissimo eppure (anzi, per ciò) così universale - vogliano approfondire lo studio delle sue canzoni al di là di una fruizione puramente ludica e immediata. In questo senso, la parte dedicata alla Analisi dei testi - quella più di tutte soggetta a periodiche revisioni - si propone (quantunque ancora in fieri) come la più indicativa e funzionale.



Note

* Musica (rock & altro) n. 177, supplemento al numero di Repubblica del 21 gennaio 1999, p. 9.

** La testimonianza della Pivano si legge ora in D. Fasoli, Passaggi di tempo. Da Carlo Martello a Princesa, Edizioni Associate, Roma 1999, p. 21. Come recita la nota di p. 77, "il materiale di questa conversazione abbraccia un arco di tempo che va dal 1989 al 1997".

*** M. Macario, in Signora Libertà, Signorina Anarchia, supplemento al numero 262 (marzo 2000) della rivista anarchica mensile "A", Milano. Rist. riveduta e corretta aprile 2000, p. 15.


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