La guerra di Piero
(Karim, 1964) [poi in "Tutto Fabrizio De André", Karim, 1966]

hassam: campo di papaveri


* * * *

È una delle più celebri ballate di De André, e costituisce - soprattutto in relazione alla data in cui fu scritta (1970) - una delle rare versioni italiane degli ideali pacifisti cantati oltreoceano da Bob Dylan e Joan Baez. "Un solare inno pacifista ed antimilitarista", l'ha definita Marco Pandin.
"Il protagonista è un soldato, Piero, che in una luminosa giornata di primavera, dopo un lunghissimo cammino iniziato nel cuore dell'inverno, varca il confine che divide due nazioni. Mentre riflette sull'inutile ferocia della guerra, vede in fondo alla valle un soldato nemico che certamente prova le sue stesse paure ed è tormentato dai dubbi. Pur consapevole che soltanto uccidendolo potrà salvarsi, Piero appare indeciso sul da farsi. Quell'incertezza, frutto di un atto istintivo di umana solidarietà, gli sarà tuttavia fatale, perché l'avversario, accortosi del pericolo, non esiterà a sparargli" (P. Briganti - W. Spaggiari, Poesia & C., Zanichelli, Bologna 1991, p. 434).
La follia della guerra viene denunciata senza lanciare proclami, ma con quasi rassegnata tristezza. L'unica colpa di Piero è di non aver ucciso un uomo con la divisa di un altro colore, non per vigliaccheria, ma, per un senso di fratellanza; per la consapevolezza di essere (come il nemico) una semplice pedina di un gioco disumano ed assurdo, che schiera umili contro umili in una lotta senza senso.
Nonostante il nome chiaramente italiano del soldato, La guerra di Piero ha una dimensione metastorica e assume un valore universale, emblematico, di denuncia dell'azione più tragica e assurda che l'uomo possa commettere.

In posizione iniziale e finale, quasi a suggellare con una nota di malinconia l'intera ballata, è collocata la sconsolata constatazione del narratore di fronte al cadavere di Piero, il cui ultimo pensiero, di intonazione quasi scherzosa, va alla donna amata, a significare che i sentimenti privati permangono al di là della stupidità collettiva.
Nelle strofe interne si alternano le riflessioni pacifiste del soldato (strofe II, VIII, XII), gli inviti del narratore (strofe IV e VII) e le sequenze propriamente narrative (strofe III, V, VI, IX, X, XI, XIII).

Il livello strettamente denotativo consente una comprensione immediata. Possiamo comunque evidenziare le metafore dell'"inferno" (= guerra) al v. 10 e dell'"anima in spalle" (= angoscia, e fatica) al v. 21; l'iperbole delle "parole / troppo gelate per sciogliersi al sole" dei vv. 51-52; l'anastrofe nell'espressione "dei morti in battaglia ti porti la voce" (v. 15); e varie anafore: "fermati Piero, fermati adesso" (v. 13), "sparagli Piero, sparagli ora" (v. 25), "cadesti a terra senza un lamento / ... / cadesti a terra senza un lamento" (vv. 37-41), "dentro alle mani stringevi il fucile / dentro alla bocca stringevi parole" (vv. 50-52).

METRO. Nel testo, composto da quattordici quartine prevalgono gli endecasillabi ma vi sono molti quinari doppi (ad es. vv. 5, 8, 10, 11, 13, 20, ecc.). Prevale la rima baciata (strofe I, III, V, VI, VII, IX, X, XI, XII, XIV) ma con eccezioni: a rima incrociata è la strofa II; alla strofa IV (vv. 1-2) vi è una rima imperfetta, alla strofa VIII (vv. 3-4) vi è un'assonanza atona, e alla strofa XIII (vv. 1-2) un'assonanza tonica.


CONFRONTO

Le canzoni di De André hanno spesso riferimenti colti, a parte ovviamente quelli che derivano dallo studio e dall'elaborazione di testi letterari veri e propri (come negli album La buona novella e Non al denaro, non all'amore né al cielo). Il caso probabilmente più celebre è quello di La città vecchia, che ha numerosi collegamenti con Città vecchia di Saba.
Anche per La guerra di Piero, che è forse la canzone più antologizzata del nostro autore, è possibile individuare analogie con un testo poetico, e precisamente col sonetto Le dormeur du val di Arthur Rimbaud. Vediamo...


       Le dormeur du val
       [Il dormiente nella valle]


       É una verde radura dove canta un ruscello
       Che appende pazzamente agli steli i suoi cenci
       d'argento; il sole scende dalla montagna altiera
       e luccica nel borro che spumeggia di raggi.

       A bocca spalancata, a testa nuda, un giovane
       soldato, con la nuca nel nasturzio azzurrino,
       dorme; sotto le nubi è disteso nell'erba,
       bianco nel letto verde su cui piove la luce.

       Ha i piedi nei giaggiuoli. Dorme. Sorride come
       sorriderebbe un bimbo che sta male. Sonnecchia.
       Cullalo tu, Natura, col tuo calore: ha freddo.

       I profumi non fanno fremer le sue narici.
       Egli dorme nel sole, con la mano sul petto
       calmo. Ha due fori rossi, a destra, sul costato.

Non ho basi sicure per affermare che De André conosceva questo testo di Rimbaud allorché scrisse La guerra di Piero, ma resta il fatto che alcune analogie sono evidenti: oltre a quella più generale, ovvero tematica, anche alcuni elementi, dallo stesso "giovane soldato" che "dorme" al "ruscello".
Anche nella poesia di Rimbaud il tono narrativo è interrotto da un'invocazione del narratore, seppure rivolta alla "Natura" e non al soldato. In De André, come abbiamo visto, si aggiunge a tratti la voce del protagonista.

Per il lettore interessato, fornisco qualche chiarimento su specifiche immagini del testo rimbaudiano.
I "cenci d'argento" (vv. 2.3) alludono probabilmente all'acqua che il ruscello lascia sugli steli che lambisce. S. Bernard ritiene però che si tratti dei riflessi del sole sull'acqua del ruscello, proiettati sull'erba delle sponde.
"Altiera" (v. 3) significa superba, sdegnosa.
Molti commentatori ritengono che la figura del "giovane soldato" (vv. 5-6) sia un riferimento alla guerra franco-prussiana del 1870, conclusasi con la sconfitta francese.
Il "nasturzio" (v. 6) è una piante che produce fiori di diversi colori e che cresce nei luoghi umidi.
"Bianco" (v. 8) sta ovviamente per pallido.
Il soldato ha "due fori rossi... sul costato" (v. 14). Dunque non sta dormendo: il sonno è chiaramente metafora della morte.


analisi dei testi

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