Sinàn capudàn pascià
(In "Creuza de mä", Ricordi, 1984)

klee: il pesce d'oro


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Sinàn Capudàn Pascià è la canzone di un arrivista, un arrampicatore sociale. È la storia di un marinaio genovese della fine del '400 che davanti a Tunisi si scontrò, insieme alla flotta della sua città, con i turchi e, invece di combattere, buttò la spada a terra. Si chiamava Cicala: in genovese Çigä. Dopo essere stato fatto prigioniero e messo ai remi, si convertì all'Islam e diventò lo stuoino del Bey, autorità religiosa e politica del mondo saraceno. Siccome aveva diciannove anni e pare non fosse disgustoso, gli toccò anche qualche lavoretto repellente. Pare che sia riuscito a diventare, attraverso i suoi servizi, Gran Visir e Serraschiere del Sultano di Costantinopoli. Qualcuno dirà che è un voltagabbana; e in effetti lo è, ma lui si difende: "Sì, chiamatemi pure rinnegato, ma tutto quest'argento, quest'oro, chi l'avrebbe fatto luccicare al sole? E questo, semplicemente per aver bestemmiato Maometto, al posto del Signore".
[Presentando il brano al Palasport di Treviglio, 24/3/1997]


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