Hanno detto di lui. Il poeta, l'intellettuale, l'artista



Le sue canzoni sono un vaccino contro ogni razzismo.
[Stefano Benni, in D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 26]

Lo stimo sia come musicista, ma soprattutto come poeta, che ha aiutato la crescita della nostra gente con le sue canzoni. Ci ha stimolato a pensare. Fabrizio De André ha uno spessore diverso dagli altri, ha toccato vari temi, vari problemi, anche con coraggio in un momento in cui sappiamo l'Italia cos'era e cosa è stata.
Ha sempre rischiato in prima persona non avvalendosi di appoggi come altri colleghi e, pur essendo una persona di estrazione borghese, è stato attento a problemi che in fondo lo riguardavano soltanto fino a un certo punto. Lo ha fatto avvicinandosi col pudore della sua educazione, trattandoli con estrema verità, sensibilità e attenzione.
[Umberto Bindi, in L. Viva, Vita di Fabrizio De André, p. 47]

Le sue canzoni parlano di un dolore e di una solitudine senza tempo, nella quale chi ha fatto esperienza del male di vivere non può non riconoscersi.
[Franca Canero Medici, Fabrizio De André. Un volo tra amore e morte, p. 15]

Se poesia e canzone nella loro origine nascono ad un medesimo parto, De André torna a far loro vedere la luce insieme, perché gli antichi poeti greci erano cantori e la dimensione dell'oralità non si è perduta nella tradizione medievale dei trovatori provenzali e della ballata.
[Franca Canero Medici, Fabrizio De André. Un volo tra amore e morte, pp. 24-25]

Fabrizio De André ha accompagnato questi anni come un contrappunto, come uno stimolo, uno stimolo a non perdere mai la capacità di far volare gli occhi un po' più in alto rispetto al piano della vita ordinaria, della cronaca, oppure anche dell'impegno politico. Io seguo la sua musica sin dagli anni sessanta e penso che davvero De André ci ha "aiutato a pensare", ci ha aiutato a pensare in altri modi, a guardare le cose con altre parole, e le parole, in qualche modo, sono delle guide che spingono l'animo, il corpo, verso territori che spesso, nell'impegno quotidiano, vengono dimenticati.
[Renato Curcio, in L. Viva, Vita di Fabrizio De André, p. 47]

La poesia di De André si distendeva in una demistificazione del perbenismo borghese, delle sue meschine sicurezza, delle sue grette piccinerie, dei suoi sciocchi luoghi comuni, della sua ipocrisia avida e vigliacca.
[Fulvio De Giorgi, in Fabrizio De André. Accordi eretici, p. 73]

La canzone di De André ripercorre il doppio binario tematico su cui è corsa la letteratura italiana: da un lato, la linea estetico-intimista e, dall'altro, il versante etico-civile. Campione del primo filone (con sporadiche incursioni nel secondo ) Petrarca, capofila del secondo tracciato (con varie frequentazioni del primo) Dante.
Nei primi dischi di De André la dicotomia sembra evidente: da una parte storie d'amore, dall'altra canzoni di satira e di polemica (contro la guerra, il perbenismo, l'autoritarismo, l'ingiustiza...). In realtà, a ben guardare, le due linee si intrecciano spesso. [Nota. Canzoni come La guerra di Piero, Fila la lana, La ballata dell'eroe, Marcia nuziale, Bocca di rosa, Via del Campo e Geordie, La ballata del Miche' si pongono al crocevia tra la tematica amorosa passionale di La canzone di Marinella o della Canzone dell'amore perduto e gli spunti satirici o polemici di La città vecchia, Il fannullone, Il gorilla, Il testamento, Carlo Martello ].
[Fulvio De Giorgi, in Fabrizio De André. Accordi eretici, p. 94]

Prima che quel fastidioso mal di schiena che lo affliggeva sfociasse nella malattia, Fabrizio aveva in testa un disco sulla notte e per questo aveva ripreso in mano il De rerum natura di Tito Lucrezio Caro (Lavorava sempre sui libri).
[Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 123]

I dischi di De André sono insieme poesia, canto e profezie, danno giudizi sulla società, misurandola con l'ambizione di poterla cambiare: insomma sono le canzoni che ci tengono in vita.
[Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, pp. 142-143]

Le opere di De André, [...] attraverso la magica fusione tra musica ed endecasillabi, hanno fatto conoscere la sopraffazione dei forti, le miserie umane, la solitudine, la guerra, la morte.
[Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 9]

Se, come scriveva Tucidide, "i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l'affrontano", allora l'intera vicenda artistica e intellettuale di Fabrizio De André (condividerla o meno non muta i termini della questione) è la storia di un coraggioso che [...] non ha smesso di puntare la prua della sua galea carica di dannati, di esclusi e di "servi disobbedienti" verso i porti del disinteresse, dell'arroganza e della violenza dei piccoli e grandi borghesi perché lì, la loro voce, continuasse a gridare con rabbia e disincanto "per quanto voi vi crediate assolti /siete per sempre coinvolti".
[Romano Giuffrida / Bruno Bigoni, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 62-63]

De André cantautore parte sempre da sé ma canta sempre degli altri. Perciò fra l'altro la sua canzone è in senso perfettamente gramsciano, pedagogica, formatrice di una nuova coscienza. Ossia De André parte, nel suo lavoro di cantautore, dalle sue reazioni e conoscenze pratiche vissute fin dalla gioventù volutamente fuori dal mondo perbene cui era destinato, o quindi dentro l'altro mondo degli emarginati, degli offesi e umiliati d'ogni tipo e risma, però tutti da includere nel rapporto umano che non prevede disuguaglianze, per cui al centro del suo discorso c'è sempre l'altro che poi è il mondo degli uomini reali da scoprire, cantare, infine affermare.
[Luigi Pestalozza, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 169-170]

Temi portanti di Fabrizio: l'amore per la marginalità, lo sdegno nei confronti del potere, l'attenzione al sociale come primario movente del canto.
[Cesare G. Romana, in F. Canero Medici, Fabrizio De André. Un volo tra amore e morte, p. 11]

Che lui fosse un poeta [...] ne dubitano soltanto i mestieranti del verso sciolto, i Raboni, i Magrelli, i piccoli speziali della metafora.
[Cesare G. Romana, in Volammo davvero, p. 25]

Fabrizio è il capostipite e unico rappresentante di un genere mai più imitato e soprattutto mai più percorso, perché è suo e basta, consono alla sua voce, alla sua cultura, al suo modo d'essere, alla sua straordinaria verve culturale. E quel po' di snob che fa bene, a dire la verità, lo ha sempre salvato, lo ha sempre distinto dal mucchio, dal gruppo. Per quanto riguarda il miracolo De André, nel suo caso possiamo proprio parlare di un genio [...].
Ha dato sicuramente una grande dolcezza alla canzone e anche molti concetti belli e tanta politica fatta senza i termini tipici della politica. Ha dato una grande mano a tutta la sinistra, a tutta la democrazia, pur senza sventolare bandiere, senza far chiasso politico, anzi molto di più di altri che l'hanno fatto, guardando dentro l'uomo, l'archetipo umano proprio, quelli che sono i problemi veri, per farlo naturalmente, con la favola, col mito, che sono elementi tipici dell'uomo da sempre, ecco perché il suo uomo, i suoi personaggi, sono quasi sempre fuori dal tempo, a parte alcune canzoni come Don Raffae'.
E poi ha un'eleganza straordinaria, non è mai barocco, non si lascia mai andare a esagerazioni, a sovrascrizioni, al di sopra delle righe, è sempre di una contenutezza straordinaria, che è appunto il massimo della formalità, la sua forma non è formalismo.
Il suo è un marchio di garanzia indimenticabile".
[Roberto Vecchioni, in L. Viva, Vita di Fabrizio De André, pp. 131-133]

"De André ha una cosa fondamentale, al di là delle canzoni che scrive: ha questa voce... una voce che anche se legge l'elenco del telefono ti suggerisce qualche emozione. Non saprei spiegarne il movito: sarà forse perché ha un timbro diverso, forse perché è profondo, perché viene da dentro, insomma ha questa specie di carisma strano".
[Fabrizio Zampa, in D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 10]


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