I frammenti-canzone di De André trovano un principio unitario di discorso in una visione libertaria che è anche un punto di vista morale sul mondo.
[...] Lo sguardo morale di De André in ogni caso non ha nulla a che spartire con la precettistica dei divieti e delle pene, ma esprime una modalità di profonda partecipazione. Alla scelta di forme medievali si contrppone infatti un esistenzialismo di fondo, un'attenzione aperta e una disposizione comprensiva verso i modi di essere dell'uomo nel mondo.
Il punto in cui cultura medievale e filosofia del Novecento si incontrano, nella canzone di De André, è la frequentazione del tema della morte. La morte, heideggerianamente, è la possibilità più certa dell'uomo: in quanto proprium della vita, dovrebbe essere il principio che ridimensiona la insensata cura de' mortali [Par., XI, 1].
[Ezio Alberione, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 96-97]
Insistito e modulato secondo un vasto spettro di registri era il tema della morte: vero e proprio tabù per la mentalità della piccola borghesia arricchita (lo storico Philippe Ariès ha parlato di pornografia della morte ) nelle società occidentali avanzate). Suicidi, impiccati, annegati, ammazzati, spesso innamorati affollano le canzoni di Fabrizio De André [...]. Scandaloso oltre al tema era il modo di parlarne: una morte senza elaborazione del dolore, senza conforti religiosi e senza lutto, senza vertigini esistenzialistiche o decadentismi poetici (ma con qualche sotterraneo rimando a Cesare Pavese e forse anche a Umberto Saba e a Federico Garcìa Lorca), una morte ostentata e virile e anche talvolta rancorosa, scarna e contenta, luminosa, non notturna, quasi si direbbe ottimista, ridente e irridente [...]. La morte era pure, qualche volta, la morte in guerra, forse la più assurda umanamente, benché storicamente indistruttibile. Le canzoni di Fabrizio De André ponevano una questione allora molto sentita, specialmente a livello giovanile ma anche tra intellettuali come Bertrand Russelle o Jean Paul Sartre: pacifismo e critica del bellicismo, incitamento all'obiezione di coscienza e ironia amara sulla retorica dell'eroismo militare.
[Fulvio De Giorgi, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 71-72]
Un vero libertario da sempre convinto che la vita, fatta di sogni, passioni e slanci, non fosse poi così difficile da vivere, che sarebbe bastato non complicarla. Una convinzione che naturalmente si scontrava con il suo carattere. Con la gioia di vivere e il sentimento di morte che si portava dietro, Fabrizio finiva, infatti, per precludersi ogni felicità. Era ateo Fabrizio, ma non un'enorme spiritualità: vedeva un'anima in tutto quello che c'era sotto i suoi occhi, in tutto ciò che toccava.
Come sosteneva Bacon, "l'ateismo è più sulle labbra che nel cuore dell'uomo". Sognava un mondo magari più arcaico in cui l'uomo fosse spogliato delle pulsioni economiche.
[Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 10]