Hanno detto di lui. Umili e potenti



Fabrizio vedeva nel popolo Rom un popolo fiero, libero, che non ha mai partecipato a una guerra ma che dalle guerre è sempre stato perseguitato e distrutto.
[Giorgio Bezzecchi, in Volammo davvero, pp. 35]

Ai Ventiquattromila baci e ai Da da um-pa che solleticavano la pruderie di un paese, e soprattutto di una classe politica bigotta e ladrona nello stesso tempo, De André, sin dai suoi esordi come autore, [...] ha contrapposto il suo presepio sociale, laico e disincantato, abitato da prostitute, da suicidi, da ladri e da tutti coloro che, per costrizione o vocazione, si trovano a vivere ai margini del quieto modus vivendi dei benpensanti.
Un mondo di vittime, colpevoliper lo sguardo scandalizzato della borghesia (se non altro colpevoli di svelare l'ipocrisia di chi li condanna).
[Romano Giuffrida / Bruno Bigoni, in Fabrizio De André. Accordi eretici, p. 24]

La scelta di cantare i marginali [...] rappresenterà la cifra di De André per l'intera sua produzione.
[Romano Giuffrida / Bruno Bigoni, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 24-25]

Chissà se Fabrizio De André è consapevole delle numerose similitudini che accomunano l'intero suo agire culturale a quello di Pier Paolo Pasolini [...].
Vi sono in entrambi connotazioni ideologiche, etiche e sentimentali comuni nella rivendicazione di una radicale diversità che si esplicita in un'opposizione inesausta al mondo borghese e alla sua razionalità alienante e distruttiva.
Non è certo un caso se i protagonisti delle loro opere provengono quasi sempre dallo stesso universo di ladri, assassini, puttane, diseredati, mentecatti, disperati [...].
Non è certo un caso, ancora, il fatto che quell'universo sia circondato e attraversato dalla volgarità di ricchezze ostentate e dall'ignoranza elevata a valore, nello spettacolo totalizzante del dominio capitalistico sulle cose e sugli uomini.
[Romano Giuffrida / Bruno Bigoni, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 63-64]


hanno detto di lui

home page