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Nel frattempo, mentre Francesco era militare, dalla fusione dei Gatti con un altro complesso modenese, i Giovani Leoni, era nata l'Equipe 84, così composta: Alfio Cantarella alla batteria, Victor Sogliani al basso, Franco Ceccarelli alla chitarra ritmica, e Maurizio Vandelli voce e chitarra solista. Per la nuova band Guccini appronta una versione italiana di Bang bang.
Nel 1964, sotto l'influenza di Bob Dylan, di cui Victor gli ha regalato un disco, Guccini scrive tre pezzi: Auschwitz, È dall'amore che nasce l'uomo e Noi non ci saremo. "Tutte figlie del verbo dylaniano" [p. 59].
Auschwitz viene incisa dall'Equipe a firma Lunero-Vandelli, e solo da pochi anni, dopo una causa quasi trentennale, è tornata in possesso dell'autore reale. Sempre l'Equipe incide È dall'amore che nasce l'uomo. Noi non ci saremo, a nome Pontiack-Verona, viene invece incisa dai Nomadi, il cui comportamento nei confronti dell'autore è stato deontologicamente corretto.
La brutta esperienza con l'Equipe induce Guccini ad iscriversi alla SIAE, e Dio è morto è così la prima canzone a comparire con la sua firma. Interpretata dai Nomadi, viene censurata dalla Rai ma ottiene "l'assenso della Radio Vaticana e dello stesso Paolo VI, che definisce il testo un lodevole esempio di esortazione alla pace e al ritorno a giusti e sani principi morali" [p. 63].
Il successo di Dio è morto procura a Guccini un contratto editoriale in esclusiva con la Emi-Voce del Padrone, con un compenso iniziale di ottantamila lira, presto aumentato a cento e quindi a duecento.
Per la Emi appunto incide il suo primo LP, Folk beat n.1, che ha un successo praticamente nullo. All'ultimo momento viene inclusa nel disco In morte di SF (nota anche col titolo Canzone per un'amica), composta in quei giorni in memoria di un'amica morta in un incidente stradale. Questa canzone resta una delle più conosciute ed amate dell'intero repertorio di Francesco, tanto che spesso con essa è "costretto" amabilmente dal pubblico a chiudere i propri concerti.
Nel novembre del 1969 viene registrato Due anni dopo, e nel gennaio dell'anno successivo Francesco parte per gli Stati Uniti, certamente per la curiosità di vedere quel Paese che aveva conosciuto attraverso i libri, ma soprattutto per raggiungere Eloise, una sua allieva del Dickinson con cui, contemporaneamente a quella con Roberta, aveva intrecciato una relazione sentimentale. Il viaggio è una vera e propria delusione: degli americani in genere lo infastidiscono certi approcci linguistici che rasentano l'ineducazione; coi familiari di Eloise (con la madre, soprattutto) entra ben presto in aperto conflitto. Insomma: "l'America era meglio immaginarla che vederla" [p. 71], pensa Guccini. E torna a casa. Da quell'esperienza traumatizzante nasce L'orizzonte di KD, "dove KD sono le iniziali di Karen Dunn, sorella di Eloise. Karen, in realtà, non c'entrava niente. Per pudore o per orgoglio non volli indirizzare la canzone a Eloise, o meglio la indirizzai a lei fingendo di parlare a un'altra. Mi feci inoltre crescere la barba lunga e i capelli ancora più lunghi. [...] Contrariamente a quanto potessi pensare, il ritorno in Italia non fu indolore. Dopo i primi giorni di entusiasmo, subentrò infatti una forte malinconia, condita anche di un po' di angoscia. Sentivo la mancanza di Eloise. Di quei tempi mi resta la barba. Non l'ho più fatta, da allora" [p. 72].
Appena rientrato, si trasferisce comunque in Via Paolo Fabbri 43, nella casa che già aveva, con la futura moglie Roberta.
Nell'ottobre del 1970 esce L'isola non trovata, alla cui registrazione collaborano come musicisti Vince Tempera, Ares Tavolazzi ed Ellade Bandini, ovvero il nucleo originario di quello che ancor oggi è il gruppo di Francesco, il quale precisa che questo "è il primo disco legato da piccoli fili rossi, almeno due: l'irrazionalità e l'esotismo" [p. 74]. Nell'album, che è pieno di riferimenti letterari (da Gozzano a Salinger), viene inclusa anche Un altro giorno è andato, pubblicata originariamente come singolo.
Nel 1972 esce Radici , la cui canzone più famosa resta senza dubbio La locomotiva, composta in mezz'ora e basata su un episodio realmente accaduto molti anni prima. L'enorme fama di questa canzone non oscura peraltro la bellezza di altri brani: da La canzone dei dodici mesi a Piccola città, da Incontro a Il vecchio e il bambino.
Dopo l'intermezzo "comico-giullaresco" di Opera buffa (1973), che Guccini oggi liquida come "un disco inventato e da me non voluto" [p. 84], nel 1974 esce Stanze di vita quotidiana, che Francesco, anche per situazioni sgradevoli verificatesi in fase di registrazione, non si perita di classificare come "il disco che più ho odiato nella mia vita" [p. 87], nonostante (a mio giudizio) contenga capolavori assoluti quali la Canzone delle osterie di fuori porta e Canzone per Piero.
Ben altra considerazione, da parte dello stesso cantautore, va al successivo Via Paolo Fabbri 43 (1976), che Guccini definisce "bello ed entusiasmante. Ancora oggi mi piace moltissimo" [p. 89].
La trama della canzone che dà il titolo all'album è tessuta su citazioni della vita quotidiana dello stesso Guccini e impreziosita dal riferimento a personaggi fondamentali della cultura contemporanea (da Borges a Barthes). Vi sono inoltre citate "tre eroine della canzone italiana: due evidenti (Alice e Marinella), una più nascosta (la piccola infelice, cioè Lilly). Frecciatine rivolte a De Gregori, De André, Venditti. Mi sembrava avessero accettato più facilmente di me anche gli aspetti negativi di questo mestiere. Io ho impiegato più tempo. Infatti i miei eroi eran poveri e si chiedevano troppi perché" [p. 95]. Si tratta di una canzone molto vera, molto sentita, a cui Francesco è ovviamente molto legato; come è legato - per sua esplicita ammissione - a L'avvelenata e a Il pensionato.
L'album successivo è Amerigo, pubblicato nel 1978. Della canzone omonima, dedicata ad Enrico, un suo prozio emigrato in America e morto nel 1963, Guccini afferma, quasi enfaticamente ma con trasporto e sincerità, che "è la più bella, completa, finita, ricca di cose e forse una delle più belle che io abbia mai scritto" [p. 101]. Essa è in sostanza un confronto-contrasto tra l'America reale di "Amerigo" (fatta di lavoro e fatica, di giorni duri e difficili, di sudore e antracite) e quella di Francesco, "sognata a Pàvana dal mulino e da bambino" [p. 101]: due "immagini che non si sovrappongono se non nel finale, quando capisco che quell'uomo era il mio volto, era il mio specchio. Amerigo ero io" [p. 101].
Nello stesso anno, dall'unione con la nuova compagna, Angela, nasce la prima e unica figlia di Guccini
Dopo l'Album concerto, il live realizzato con i Nomadi nel 1979, nel 1981 esce Metropolis, altro disco non troppo amato dall'autore, per motivi simili a quelli riguardanti Stanze di vita quotidiana.
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