biografia (3)


Nel 1983 esce Guccini. Fra le sei canzoni che compongono l'album, Autogrill è definita dallo stesso autore come "la canzone più misteriosa in assoluto [...], intravista e non vissuta, venuta fuori chissà come. Nacque a Pàvana ed è il resocontodi ciò chenon fu mai, ovvero un sogno mai avverato" [p. 119]. Quanto all'album stesso, dice: "Guccini è per me l'impossibilità di viaggiare. Puoi raggiungere ogni parte del mondo in poche orema sei sempre condannato a essere turista. Per viaggiare e al tempo stesso vivere bisognerebbe avere sei o sette vite" [p. 120].
Nel 1984 Guccini partecipa al grande concerto di Piazza Maggiore, a Bologna, cui prendono parte altri artisti, dai Nomadi a Paolo Conte, da Giorgio Gaber all'Equipe 84. "Parte di quel concerto finì su Fra la Via Emilia e il West. Due volumi recentemente stampati anche su CD" [p. 123].
Nel 1987 esce Signora Bovary, a proposito del quale Guccini dichiara: "In tutti noi c'è una signora Bovary, che non è madame Bovary, perché non siamo all'altezza. Desideri che rimangono tali, questa è la signora che è in noi" [p. 123]. Senza nulla togliere al valore degli altri brani, le due perle di questo disco sono Van Loon e Culodritto: la prima dedicata al padre, la seconda alla figlia Teresa.
Nel 1998 esce Quasi come Dumas..., altro disco live, registrato al Palatrussardi di Milano, al Palasport di Pordenone e al Teatro dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata d'Italia a Praga. Nell'album c'è anche un inedito: si tratta di Ti ricordi quei giorni, un brano scritto pochi mesi prima di Auschwitz, nel settembre 1864.
Nel 1989 Guccini pubblica presso Feltrinelli Cròniche epafàniche, il suo primo romanzo, cui seguirà nel 1993, quale suo "seguito naturale" [p. 127], Vacca d'un cane, edito ancora da Feltrinelli.
L'anno dopo Cròniche esce Quello che non..., a proposito del quale Guccini dice: "Battezzai gli anni '90 con la negazione di Quello che non.... Una negazione che tutti hanno definito montaliana e che invece è, più semplicemente, lo sfogo di uno che scopre di vivere con una persona che non lo considera più molto. Nel brano che dà il titolo all'album, la coppia non esiste, è dissolta, sparita, non è più niente. L'io narrante si rivolge a un'interlocutrice, come spesso accade nelle mie canzoni. La dissoluzione del rapporto emerge da una serie di immagini secche che, in apparenza, non hanno molto a che fare con il rapporto di coppiae che si sovrappongono l'una all'altra. Era un momento mio di grandi incertezze. Nonostante si trattasse di una questione privata, sotto c'era anche, per vie oblique, tutto il malessere delle sinistre, in evidente crisi d'identità. Credo che entrambi i disamori si siano influenzati a vicenda" [p. 129]. Il secondo brano, Canzone delle domande consuete, viene premiata dal Club Tenco di Sanremo come "canzone dell'anno"; ma la canzone più apprezzata dallo stesso cantautore è Cencio. "Il suo vero nome era Gengio, un nostro amico. Mi hanno detto che è morto. Spero non sia così, spero con questa mia frase di allungargli la vita. Cencio era un nano, nessun razzismo chiaro verso di lui, forse appena un po' strisciante" [p. 131]: non di Guccini ovviamente, e che anzi Guccini riscatta con la verità e la bellezza dei suoi versi, soprattutto quando dice che Cencio aveva "le stesse voglie, gli stessi eroi, ma ali più piccole per lo stesso volo".
Nel 1993 esce Parnassius Guccini, disco "un po' ruvido" [p. 135] a detta dello stesso cantautore, che ci narra anche l'origine del titolo: "Nel 1993 arriva la farfalla. O meglio, la farfalla arriva molto prima, ma solo in quell'anno viene accostata al mio nome. Giovanni Sala, un entomologo dilettante, scoprì una nuova farfalla nell'appennino toscoemiliano e decise di chiamarla Parnassius Mnemosyne Guccini in mio onore e per gratitudine, essendo abituale consumatore dei miei dischi e della mia musica. Questa cosa mi fece molto piacere, un po' perché la farfalla in questione era una sorta di lepidottero robusto e montanaro, non quindi una di quelle farfalle bellissime e un po' fighette che si vedono in giro; un po' perché mi gratificava l'idea di aver dato un nome a qualcosa che sarebbe durata per sempre. Non so, infatti, se la mia musica abbia questa facoltà" [p. 135]. Il disco si apre con Canzone per Silvia, che ha per protagonista Silvia Baraldini, "la cui storia, indipendentemente dalle idee politiche e dal giudizio di colpa, deve far riflettere chiunque abbia a cuore i diritti umani" [p. 135].
Nel 1996 appare D'amore di morte e di altre sciocchezze, in cui, oltre a Cirano e Quattro stracci, spicca Lettera, un brano dedicata a due amici scomparsi: Bonvi e Victor Sogliani. A proposito di questa canzone Guccini afferma giustamente, e mostrando grande sensibilità: "È sempre difficile parlare di un amico che se n'è andato. Il rischio, si sa, è di cadere nella retorica o di sembrar patetico. La forma epistolare mi sembrò la migliore da adottate" [p. 138].
Nel 1997, presso Mondadori, esce Macaronì, un giallo scritto a quattro mani con Loriano Macchiavelli e subito tradotto in tedesco e in francese.
Nel 1998, per celebrare i trent'anni di attività, la Emi pubblica raccolte di artisti della sua etichetta: in questo contesto vede la luce il doppio album Guccini live collection, che non è opera del cantautore, il quale precisa: "Non ho seguito tutte le fasi di lavorazione, ho semplicemente dato il mio assenso alla Emi affinché lo pubblicasse. La prova che io non c'entro è data da quel terribile errore ortografico in copertina: nel titolo Un'altro giorno è andato, 'un altro' è scritto con l'apostrofo. Mi sono indignato assai. [...] Tutto, dalla grafica alla copertina alla scelta delle canzoni, è stato fatto con il mio assenso, ma senza di me" [p. 140].
Sempre nel 1998, e sempre in collaborazione con Macchiavelli, pubblica Un disco dei Platters e dà inoltre alle stampe il suo atteso Dizionario del dialetto di Pàvana (Nuèter, Pavana).
Ancora nel 1998 compare nel film di Luciano Ligabue Radiofreccia, nella parte di "un barista scoglionato, burbero ma buono"[p. 147].
Nel 1999, presso l'editore Giunti di Firenze, esce Un altro giorno è andato, un libro in cui Guccini "si racconta a Massimo Cotto", e di cui lo stesso curatore, nella postfazione, dice: "Un altro giorno è andato non è la classica biografia d'artista, ma un lungo racconto in cui non ho mai pensato di chiudere le sue virgolette per aprire le mie (e peché mai?), e dove c'è dentro tutto il Guccini persona prima ancora che personaggio" [p. 149]. Un libro - vorrei aggiungere - senza il quale la compilazione della presente biografia sarebbe stata ben più arida e scarna: almeno più di quanto essa non sia...
Nel 2000 esce Stagioni, che da Paolo Jachia, forse il più attento studioso del nostro cantautore, è stato definito "una summa delle tematiche che accompagnano tutta la produzione artistica e intellettuale di Francesco: l'esistenzialismo, la polemica contro tutte le ingiustizie e i falsi ideali, la quotidianità (il vivere giornaliero) e lo scorrere inesorabile del tempo, la rabbia e l'indignazione per la propria impotenza a cambiare le cose e la vita, e poi l'amore, visto come specchio di se stessi, delle proprie belle illusioni e anche delle proprie fragilità, e ancora la fantasia e l'ironia e l'umorismo come baluardo contro l'inutile follia realista degli uomini integrati al potere, e poi la coerenza con la propria storia e le proprie radici, la coscienza dell'appartenere, in senso profondo, alla terra e al popolo, e il rifiuto della cultura piccolo borghese e l'adesione profonda al grande sogno anarchico, libertario, democratico, comunista (l'Utopia)" [P. Jachia: Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 183].

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