l 'isola non trovata


Questa canzone, che dà il titolo all'intero album e ne costituisce insieme il pezzo di apertura e di chiusura, ha un'evidente ascendenza gozzaniana, come si rileva facilmente da un raffronto con la poesia di Gozzano La più bella.
Questo, infatti il testo di Guccini:

     Ma bella più di tutte è l'isola non trovata,
     quella che il Re di Spagna s'ebbe da suo cugino,
     il Re del Portogallo, con firma suggellata
     e bulla del pontefice in gotico latino.
     Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata
     però quell'isola non c'era e mai nessuno l'ha trovata.
     Svanì di prua dalla galea come un'idea;
     come una splendida utopia è andata via
     e non tornerà mai più.
     Le antiche carte dei corsari portano un segno misterioso,
     ne parlan piano i marinai con un timor superstizioso.
     Nessuno sa se c'è davvero od è un pensiero;
     se a volte il vento ne ha il profumo.
     È come il fumo che non prendi mai!
     Appare a volte a volta di foschia magica, e bella,
     ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via
     tingendosi d'azzurro color di lontananza.


Ed ecco la poesia di Gozzano, appartenente all'ultimo periodo della sua arte e della sua vita, il periodo "indiano", in cui il poeta, ormai certo della morte imminente, si era volto a tematiche orientali, compiendo anche un viaggio in India nel 1912.

          Ma bella più di tutte l'Isola Non-Trovata:
     quella che il Re di Spagna s'ebbe da suo cugino
     il Re del Portogallo con firma suggellata
     e bulla del Pontefice in gotico latino.
          L'infante fece vela pel regno favoloso,
     vide le Fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
     e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso,
     quell'isola cercando... Ma l'isola non c'era.
          Invano le galee panciute a vele tonde,
     le caravelle invano armarono la prora;
     con pace del Pontefice l'isola si nasconde,
     e Portogallo e Spagna le cercano tuttora.
          L'Isola esiste. Appare talora di lontano
     tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
     "L'Isola Non-Trovata!" Il buon Canariano
     dal Picco alto di Teyde l'addita al forestiero.
          La segnano le carte antiche dei corsari.
     ... Hifola da - trovarfi? ... Hifola pellegrina? ...
     È l'isola fatata che scivola sui mari;
     talora i naviganti la vedono vicina...
          Radono con le prore quella beata riva:
     tra fiori mai veduti svettano palme somme,
     odora la divina forestaspessa e viva,
     lacrima il cardamomo, trasudano le gomme...
          S'annuncia col produmo, come una cortigiana,
     l'Isola Non-Trovata... Ma, se il piloto avanza,
     rapida si dilegua come parvenza vana,
     si tinge dell'azzurro color di lontananza...


Osserva Paolo Jachia: "Una poesia dunque di sogno e di mistero per un disco che di questi temi fa il suo filo conduttore [...]. Precisiamo subito che Guccini indica con l'immagine dell'isola non trovata, ma continuamente cercata dagli uomini di tutti i tempi, quella realtà misteriosa cui tutta l'esistenza rimanda e dunque ripropone con forza le grandi domande sul senso della vita. È dunque la canzone un'immagine dell'infinita ricerca dell'uomo di un significato ultimo delle cose" [P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 56].
L'"isola non trovata" è insomma il senso (o meglio la mancanza di senso) della vita; o forse (in mancanza di tale senso) è Dio; forse la Verità assoluta, sempre perseguita e mai raggiunta; forse l'Amore eterno, sempre sognato e mai realizzato; forse...

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