piccola città


"In Piccola città Guccini descrive, con lucida e disincantata precisione e con versi di grande efficacia, non tanto e non solo Modena anni Cinquanta, ma più in generale una situazione di città di provincia chiusa e conformista che, con il suo perbenismo e l'odore mesto di religione, colpevolizza i primi turbamenti adolescenziali e massacra qualsiasi sogno di vitalità" [P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 72].
Lo stesso Guccini ha dichiarato: "Piccola città [...] è una canzone in cui ribadisco di non sentirmi affatto modenese. Verso i diciassette anni, per la verità, mi venne il dubbio che Modena potesse divenire la mia città definitiva... Guardando in retrospettiva Modena per me è l'esilio da Pavana e l'attesa di Bologna. Modena (mia nemica strana è la mia adolescenza, il periodo forse più tragico della mia vita perché nell'immediato dopoguerra le aspettative e le speranze erano tante e le possibilità di realizzarle quasi nulle. Se aggiungiamo che Piccola città la scrissi in un periodo bolognese molto felice, ecco che si capisce il senso della canzone".

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