Il gorilla
(In "Volume III", Bluebell Records, 1969)

Le ragazze del villaggio, di Gustave Courbet


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Di questo celebre brano di Georges Brassens esiste addirittura una traduzione di Nanni Svampa in dialetto milanese. Presentando la propria versione durante i concerti del '91, De André affermava: "È una canzone del mio più grande maestro, il primo e forse l'unico grande maestro che ho avuto, Georges Brassens. Lui la scrisse, con tutta probabilità, per un amico cui era stato tagliato il collo per via di una sentenza ingiusta".

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La vicenda, divertente e dissacrante, è articolata su un andamento narrativo vivace, con quel pizzico di suspence che si addice ad un racconto improbabile ma significativamente allegorico. Come si legge, infatti, nella presentazione del disco di Brassens, il gorilla è il cantautore stesso, che canta il suo no alla giustizia sommaria e feroce nei confronti di gente comune e innocente.
Come molte delle composizioni del francese, anche questa è una ballata strutturata su un numero limitato di accordi (qui solamente due), dove i versi scorrono come acqua incrociando rime alternate che donano grande musicalità e orecchiabilità. Su tutto domina il grido del ritornello ("gare au gorille!", "attenti al gorilla!"), il cui piccolo excursus melodico contrasta con la progressione melodica, quasi martellante, della strofa, dove si insiste molto sulla tonica e sulla sensibile, separate da poche altre note di passaggio. Il ritmo allegro e spiritoso di ballata stornellante pervade tutto il pezzo [...].
L'ambientazione della vicenda, non precisata da Georges, è collocata da Fabrizio in un baraccone.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, p. 58]


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