Jamín-a
(In "Creuza de mä", Ricordi, 1984)

La grassa Marie, di Henri de Toulouse-Lautrec


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Jamin-a è un'amica algerina. Tutti quanti ma soprattutto la stampa più retriva ha detto che era una prostituta ed è invece una splendida compagna di viaggio. Ce ne fossero di Jamine! Voglio dire: è una Bocca di Rosa vista attraverso un'esperienza personale. Ed è forse l'unica canzone erotica del mio repertorio.
[In Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, pp. 73-74]


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Attravero i suoni e le urla del mercato del pesce di Genova, Jamin-a ci conduce nel mondo dell'erotismo. Non si può definirla una prostituta, anche se è chiamata sultana delle bagasce: è una macchina perfetta del sesso, è un'instancabile goditrice dei beni della carne, è quella donna della quale si terrebbe nascosto perfino il desiderio, ma che molti vorrebbero incontrare, almeno una volta, nel loro navigare. Gli aggettivi per definirla si sprecano: lingua infuocata - lupa di pelle scura - morso di carne soda - sugo di salse di cosce - stella nera che brilla - labbra di uva spina... Il linguaggio è tenuto sempre lontano dalla volgarità ed il testo non ha niente da invidiare ad alcune poesie di Catullo, anche se, nella traduzione in italiano, questo aspetto può andare perso.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, p. 137]


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Canzone dal contenuto hard [...]. Non chiamatela prostituta, fareste adirare l'autore che l'ha scritta pensando a una belva del sesso. Chi è Jamin-a? [...] Jamin-a è la compagna di un viaggio erotico che ogni marinaio spera, o meglio pretende d'incontrare in ogni porto dopo le pericolose bordate subite per colpa di un mare nemico o di un comandante malaccorto. A Genova c'è un detto popolare - ricorda Fabrizio - che riferito alla gente che naviga e tradotto in italiano, recita: "Cara moglie, passato il monte di Portofino torno libero e scapolo". Jamin-a è quindi il compenso che il marinaio pretende di ricevere per il proprio rischio, per la sua pericolosa ginnastica d'obbedienza di fronte all'avventura.
[Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 45]


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