METAFORA. Dal greco metaphéro, composto da metà (= "oltre, al di là") e phéro (= "porto").
Figura retorica consistente nel trasferire una parola dall'oggetto a cui normalmente la si riferisce ad un altro oggetto, mediante un paragone sottinteso. Così, dicendo: "Tizio è un coniglio", intendiamo dire che è pavido come un coniglio. Dicendo: "L'infanzia è l'alba della vita", intendiamo dire che è l'inizio della vita, come l'alba lo è del giorno. Possiamo quindi dire che la metafora è una similitudine abbreviata, cioè sottratta dell'avverbio di paragone.
Occorre sottolineare che nei testi letterari di grande valore la pretesa di trovare un'espressione letterale corrispondente a quella metaforica è illusoria. Ad es., quando Leopardi scrive nel Passero solitario: "Primavera d'intorno / brilla nell'aria...", ci dà un'immagine insostituibile. Il verbo "brillare", che il poeta usa appunto in senso metaforico, non ha nessun possibile sostituto letterale perché la figura non è limitata al predicato, ma si proietta sul suo soggetto. È dunque la primavera ad essere vista metaforicamente. Perciò questa metafora leopardiana si può parafrasare, si può spiegare e commentare, ma non si può assolutamente convertire in un'espressione propria, cioè non figurata.
Oltre che con la metafora, uno spostamento di significato si attua anche con la metonimia e la sinèddoche.
METONIMIA. Dal greco metonymìa = "scambio di nome". Figura retorica consistente,
come la metafora, nella possibilità di sostituire una parola con
un'altra; ma la sostituzione metonimica avviene tra parole
appartenenti allo stesso campo semantico (a differenza della
sostituzione metaforica, che è più libera e tiene conto di
somiglianze anche vaghe), e si basa fondamentalmente su un rapporto
di contiguità logica fra le parole scambiate.
Si hanno vari casi di sostituzioni metonimiche, tra cui le più frequenti sono:
1. il contenente per il contenuto ("Bevo un bicchiere"; cioè il suo contenuto);
2. la causa per l'effetto ("Ha una bella mano"; cioè una bella scrittura);
3. l'effetto per la causa ("Una valle di lacrime"; cioè "un luogo di sofferenza"):
4. l'astratto per il concreto ("Le prepotenze della nobiltà"; cioè dei nobili);
5. il concreto per l'astratto ("È un uomo di buon cuore"; cioè di buoni sentimenti);
6. l'autore per l'opera ("Oggi leggiamo Montale"; cioè una sua poesia);
7. la regione o la città per gli abitanti ("La rivolta di Parigi"; cioè dei parigini);
8. la località di produzione per il prodotto ("Ho bevuto un buon Chianti").
METRICA. Termine che indica lo studio dei fenomeni che riguardano la versificazione, cioè le strutture formali specifiche del verso nella poesia (misura dei versi, figure metriche, cesura, ritmo, rime, strofe, ecc.).