La ballata dell'eroe
(Karim, 1961) [poi in "Tutto Fabrizio De André", Karim, 1966]

Soldato, di Egon Schiele


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Non si può, ascoltando questo brano, non pensare ad un'altra e giustamente più famosa composizione dell'autore: La guerra di Piero, di appena tre anni posteriore. Evidenti, infatti, le analogie: il tema stesso della guerra, la morte inesorabile del protagonista, il rimpianto (qui più esplicito, là sotteso) della donna rimasta sola. Ma va al tempo stesso sottolineata una differenza rilevante: mentre Piero è inerme di fronte al nemico in quanto trova insensata la guerra e perché colto da un sentimento istintivo di fratellanza, l'eroe di questa ballata muore perché troppo lontano si spinse a cercare la verità. Proprio questo, collocato quasi al centro del componimento, è (nonostante la semplicità delle parole) il verso più ermetico. Di quale verità si tratta? Non possiamo pensare a una dimensione metafisica, o più semplicemente gnoseologica. Resta allora uno spazio per un'interpretazione ironica o quantomeno antrifrastica: non c'è nessuna verità da cogliere, per il pacifista e libertario De André, nella vacua ed assurda tragedia della guerra. La ricerca del senso (di un senso introvabile in questo contesto) si arresta - come ogni altra ricerca - di fronte alla morte, limite e giudice implacabile (e spesso inspiegabile) di ogni umana azione.

ASPETTI METRICI.
Sia nel libro di D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, sia in quello curato da R. Cotroneo, Fabrizio De André. Come un'anomalia, i versi di questa ballata risultano raggruppati in modo da ottenere solo dodici versi, che poi (se dobbiamo tener conto della spaziatura) Fasoli raggruppa in due quartine e quattro distici, e Cotroneo in tre quartine.
Il testo originale (Copyright 1968 by Edizioni Leonardi / Edizioni Barracuda) è però costituito da tre strofe, la prima delle quali composta di otto versi e le altre due formate da nove versi ciascuna.
Vero è che l'accoppiamento di alcuni versetti dà luogo a versi canonici veri e propri: ad esempio i vv. 1-2 formano un endecasillabo (Era partito per fare la guerra), così come i vv. 11-12 (troppo lontano si spinse a cercare), i vv. 14-15 (Ora che è morto la patria si gloria).
Tuttavia, tenendo conto dell'edizione originale, dobbiamo constatare che all'interno delle tre strofe si alternano in vario modo versi brevi e di disuguale lunghezza: quinari, senari, settenari.
Anche la relativa regolarità delle rime vien meno. Ad esempio, in relazione alla prima strofa, l'accoppiamento dei versi dà luogo a una quartina a rima baciata (terra/guerra, stelle/pelle). Ma lo schema metrico originale è ABCBDEFE, dove peraltro AC risultano legati da assonanza atona (partito/aiuto).
Sempre considerando la disposizione originaria dei versi, risulta distante la rima tronca verità/farà (vv. 13-22) e diversi vocaboli restano irrelati anche se alcuni sono fonicamente legati da assonanza: ad es. partito/aiuto/dato (vv. 1-3-5), morto/ritorno (vv. 14-19).


analisi dei testi

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