Les assis


clicca qui per leggere il testo
George Grosz Ritratto di Max Herrman-Neiss

Per spiegare l'origine di questo testo si fa in genere riferimento all'aneddoto riferito da Paul Verlaine nel suo celeberrimo saggio Les poètes maudits. Scrive dunque Verlaine:

Il poema Les Assis ha dietro di sé una piccola storia, che forse si dovrebbe conoscere per comprenderlo al meglio.
Arthur Rimbaud, che a quel tempo frequentava come esterno la classe seconda del liceo di ***, marinava spesso le lezioni, e quando finalmente ne aveva abbastanza di percorrere a piedi monti, boschi e pianure, notte e giorno (che eccezionale camminatore!), si recava alla biblioteca di tale città a chiedere libri che suonavano disdicevoli alle orecchie del bibliotecario-capo, il cui nome, alquanto inadatto alla posterità, danza sulla punta della mia penna - ma che importanza può avere il nome di quel brav'uomo in questo lavoro da maledettino?
L'eccellente burocrate, obbligato dal suo ruolo a consegnare a Rimbaud, su richiesta di quelt'ultimo, molti Racconti Orientali e libretti di Favart, il tutto mischiato a strani libri scientifici, molto antichi e molto rari, imprecava quando era costretto ad alzarsi dalla seggiola a causa di quel monello, e lo rispediva volentieri, a viva voce, ai suoi studi non troppo amati: Cicerone e Orazio e non sappiamo più quali greci. Il ragazzo, che del resto conosceva i classici e li apprezzava assai più del vecchiaccio, finì per irritarsi e scrisse il capolavoro in questione.

Tuttavia, come ricorda Ivos Margoni, S. Bernard ha osservato che, negli Assis, "non si tratta soltanto di un individuo, ma del simbolo di tutta l'esecrata specie dei bureaucrates già fustigata dall'adolescente" (ad es. in À la musique). E della stessa opinione è A. Adam, secondo il quale il racconto di Verlaine "è in realtà senza valore" e svia "l'attenzione da ciò che, negli Assis, è veramente importante".
Maggior consenso l'amico-poeta di Rimbaud trova quando definisce il poema

sapientemente e freddamente insolente, fino all'ultimo verso, così logico e di un'audacia quanto mai azzeccata. Il lettore può rendersi conto della potente ironia, della terribile verve del poeta.

In effetti il testo è una satira feroce, "una sorta di mostruosa caricatura" (A. Adam) ottenuta attraverso una violenza verbale senza precedenti, che dilata i particolari negativi in modo grottesco e inverosimile. Alla fine, come nota Adam, "i vecchietti della biblioteca li sentiamo tanto poco umani che essi esistono come pure cose che si identificano con le loro panche. Le loro gambe si allacciano ai ferri rachitici, i cui scheletri neri non si separano più dalla loro bizzarra ossatura".


torna all'indicetorna all'indicetorna all'indice

main page: filosofia, rimbaud, poesia, aforismi, tenco, guccini, giuseppe cirigliano band...