il derby

Il derby
di
Riccardo Venturi


      Uno a zero. No, uno a uno. Due a uno. Tre a due.
      Quattordici a ventisei. Cinquantaquattro a tredici.
      Centodiciassette a trecentoventidue.
      Che importa. I numeri non importano. Nulla importa.

5    Dodicimilesimo derby del Viflök
      Tra Trugmarysia Lanthúk e Nektarvelles Dürnés.
      Gli spalti non sono gremiti.
      Che importa. La vita trascorre altrove. Non so.

      Ma è uno spettacolo degno.
10   Le squadre s'affrontano zitte. Si sente un fiore.
      L'arbitro non ha il fischietto. Silenzio.
      Che importa. I suoni sono sospesi. Tace l'interno.

      Nessun vincitore, e neppure
      Un vinto sul campo maggiore.

15   Sono tutti a penetrare
      Una densità ipersolare.

      C'è un folle che annusa un rotocalco.
      Bruciandolo diviene borotalco.

      Dodicimilesimo derby del Viflök
20   Tra Trugmarysia Lanthúk e Nektarvelles Dürnés.
      Lo guardano con più attenzione
      Luminescenze e diavoli incombenti.

      Finché nell'anarchia ordinata del mondo soprassaltato
      Non s'intende lo scoppio politico d'un saltafossi:
25   Compagni! No, non ci sono compagni. Scompagnature.
      Che importa. Anzi, sì. Importa. È la vita che pone lo zero.

      2 gennaio 1983

["cosa" (o "bischerata" che dir si voglia) tratta da Lanthùk e Dürnés]


Presentazione (?)

Questa poesia [non s'adombri l'autore per l'altistonante definizione] fa parte di un ciclo - Lanthùk e Dürnés - il cui sottotitolo recita "Storie e Leggende delle due Città impossibili": vale a dire due città sognate, dormienti, forse morenti (chiedo venia, e non solo all'autore, per questo stra-capovolgimento parafrastico...). Morenti, senza essere mai sorte: se non nell'immaginazione (e quindi in-sorte).
La partita di cui qui si parla (o meglio, non si parla) è dunque un sogno nel sogno, un'invenzione nell'invenzione: il solo luogo dove "nulla importa" e in cui, quindi, tutto può accadere: perché tutto è nulla a questo mondo, anche la nostra disperazione...
Quasi nessuno assiste (perché "la vita trascorre altrove") a questo incontro impossibile (perché il possibile è altrove), nel cui assorto, sovrumano silenzio si può percepire il fremito e quasi la voce di "un fiore"; un incontro che non vede vinti né vincitori, nonostante la differenza abissale e irreale di reti segnate (perché "i numeri non importano").
Essenze impalpabili, entità eteree, presenze insondabili sovrastano il campo - oh scusate, il mondo -, scompaginandolo: perché... è nella vita che si im-pone lo zero, cioè la mancanza di senso, e quindi la sua attesa. Ma non importa, perché "nulla importa"...

GC

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