Per i tuoi larghi occhi
(Karim, 1965) [poi in "Nuvole barocche", Roman Record Company, 1969]

Ritratto, di Amedeo Modigliani


* * * *

Il fascino della femme fatale (e di Baudelaire) lascia il segno anche (cfr. La ballata dell'amore cieco) su un'altra canzone, Per i tuoi larghi occhi: essa narra di un amore finito, eppure ossessivo. Siamo ancora in presenza di una donna gelida e crudele, in cui "batte un cuore di neve", i cui occhi "non piangono mai". Ebbene: anche questi occhi hanno un'origine baudelairiana, che ha inventato, per una delle sue più affascinanti figure femminili, i "larghi occhi":

       Car j'ai pour fasciner ces dociles amants,
       De purs miroirs qui font toutes choses plus belles:
       Mes yeux, mes larges yeux aux clartés éternelles. *

Un critico (peraltro molto ottuso e incapace di comprendere Baudelaire) ha ironizzato su quei larghi occhi. [...] Povero, stupido critico! Cosa possa voler dire "larghi occhi" lo capisce chiunque, e lo ha benissimo capito De André: "Per i tuoi larghi occhi / per i tuoi larghi occhi chiari / che non piangono mai / [...] io ti dico che mai / il ricordo che in me lascerai / sarà stretto al mio cuore / da un motivo d'amore".
Siamo dunque, ancora una volta, in presenza di un amore infelice, anzi in presenza di un amore (apparentemente) rifiutato; d'altronde la donna dai larghi occhi crudeli se ne è già andata, con un breve addio. Eppure, alla fine è vagheggiata l'eventualità di un ritorno, e comunque è assicurata l'impossibilità dell'oblio: "ma i tuoi larghi occhi / i tuoi larghi occhi chiari / anche se non verrai / non li scorderò mai". Per De André, anche quando non c'è ritorno, resta comunque un vuoto che non è possibile colmare.
[Liana Nissim, in Fabrizio De André. Accordi eretici, pp. 134-135]


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