Introduzione

L'opera di Rimbaud non cessa di stupire per due semplicissime ragioni: il fascino insieme dirompente e delicato che essa esercita, e la giovanissima età dell'autore, che scrisse tutto (o quasi) fra i sedici e i diciannove anni. Si tratta insomma dell'opera di un adolescente, precoce e geniale, che trasse forza e ispirazione dalla contrapposizione alla società borghese del suo tempo, da lui giudicata ipocrita e conformista.

Dunque un poeta maledetto, ribelle, blasfemo, perverso non tanto per posa o deliberata provocazione, bensì per motivi etici: tanto che uno dei suoi migliori critici e traduttori, Ivos Margoni, ha scritto che se dovesse "esprimere un rammarico nei riguardi dei rimbaldologhi, sarebbe quello di non aver trovato, fra gli innumerevoli Rimbaud + qualcosa, un plausibile e atteso Rimbaud moralista". *

Verrebbe quasi da dire, con parole che forse furono note allo stesso Rimbaud, che per lui non si trattava di "interpretare il mondo, ma di cambiarlo". In questa prospettiva si colloca la sua probabile partecipazione, se non ai fatti, ai giorni della Comune. Anche se in realtà la scelta di Rimbaud coincise, più che con la lotta e la ribellione, col distacco e l'isolamento, con la fuga e l'evasione, tanto nell'arte (la ricerca dell'ignoto) quanto nella vita (il ricorso alla droga, e l'abbandono dell'Europa per l'Africa).

Come ha scritto Sergio Solmi, "alla radice della vita - e della poesia - di Rimbaud, c'è qualcosa che può definirsi una crisi di adattamento, e ne costituisce, insieme, il segreto e la chiave". Come sempre, prosegue Solmi, "l'aggressività nasconde una debolezza". ** Questa debolezza si configura, in sostanza, come incapacità di accettare il reale, e la reazione aggressiva a tale incapacità si manifesta come volontà d'evasione attraverso la tecnica del voyant: "Je dis ch'il faut être voyant, se faire voyant... par un long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens...".

La fuga di Rimbaud è attuata mediante il linguaggio in quanto creatore di immagini, e dunque di una realtà altra. Come già aveva sostenuto Baudelaire: "La Poésie est ce qu'il y a de plus réel, c'est ce qui n'est complètement vrai que dans un autre monde". Da questa intenzione di fondo - ravvisabile soprattutto nelle Illuminations - deriva probabilmente la difficoltà dell'opera di Rimbaud, ma ad essa risale anche la sua incomparabile bellezza.

Questo sito non ha alcuna pretesa di originalità. Esso vuole semplicemente contribuire alla diffusione di un poeta che io ho scoperto all'età in cui egli scriveva, e da cui ho tratto spunto per comporre qualche mia modesta composizione (che per decenza mi tratterrò dal divulgare).

Sono tuttavia consapevole che non basta dichiarare una passione per estenderla ad altri. Ha più probabilità di produrre un coinvolgimento l'indicazione di ciò che Rimbaud può dire o rappresentare nella nostra epoca: in altre parole, precisare il senso e la portata della sua attualità.

Ebbene, se la nostra - come aveva profetizzato Nietzsche - è l'età del nichilismo, l'atteggiamento artistico ed esistenziale di Rimbaud (di dieci anni più giovane del filosofo di Röcken) rappresenta una delle espressioni più ferme e consapevoli di tale condizione di incertezza e di precarietà. Certo, il fallimento del progetto di Rimbaud equivale in un certo senso all'abisso della follia in cui è sfociata la meditazione nietzscheana: ma in entrambi gli esiti possiamo leggere, oltre alla sconfitta individuale, il valore di denuncia di un mondo fondato su falsi idoli (non è, appunto, ancora il nostro?) e l'aspirazione a un mondo nuovo, diverso, più vero, più giusto, più bello, più pulito, insomma più "umano", anche se non "troppo umano".

Mi auguro che questa enfatica impennata finale non ti allontani anzitempo... Il sito contiene cose ben più importanti dei miei ingenui (ma spontanei) sproloqui.


* Arthur Rimbaud, Oeuvres-Opere, Feltrinelli, Milano 1964, p. VII.

** Sergio Solmi, Saggio su Rimbaud, Einaudi, Torino 1974, pp. 3, 7.


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