A.R.


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Roberto Vecchioni Arthur Rimbaud, di Henri Fantin-Latour


La miseria di una stanza a Londra
le fumerie di Soho:
gi grande si buttava via.
E sua madre nel fienile, nel ricordo:
vecchia, scassata borghesia.
Ribaltare le parole, invertire il senso
fino allo sputo,
cercando un'altra poesia.
E Verlaine che gli sparava e gli gridava:
"Non lasciarmi, no,
non lasciarmi, vita mia..."

E nave, porca nave vai
la gamba mi fa male, di,
le luci di Marsiglia non arrivan mai.
"Un hydrolat lacrimal lave
les cieux vert-chou, les cieux vert-chou
sous l'arbre tendronnier qui bave
vos cautchous"...

Portoghesi, inglesi e tanti altri uccelli di rapina
scelse per compagnia;
quella voglia di annientarsi, di non darsi,
e basta, basta poesia;
e volersi far male al punto di finire, lui,
mercante d'armi
fra l'Egitto e la follia,
e una negra grande come un ospedale
da aspettare
e poi la gamba e l'agonia.

E nave, porca nave vai,
fa freddo e manca poco, di,
le luci di Marsiglia non arrivan mai.
Ho visto tutto e cosa so?
Ho rinunciato, ho detto "no",
ricordo a malapena quale nome ho:
Arthur Rimbaud, Arthur Rimbaud,
Arthur Rimbaud...

[ROBERTO VECCHIONI]

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