Rimbaud e Jim Morrison * di Wallace Fowlie
[...] Se la poesia spesso conserva riflessioni e ricordi di un'infanzia vista
come perduta o trasfigurata, la poesia di Arthur Rimbaud è l'infanzia
stessa. [...]
La prima infanzia, che è l'argomento delle sue poesie più belle, trascorse
priva di amore e di affetto. In seguito, due persone avrebbero avuto per
lui un'importanza particolare: Georges Izambard e Paul Verlaine. Una sola
figura, la madre, abita il suo mondo infantile. Madame Rimbaud, una donna
di intelligenza limitata e grande orgoglio, escluse il figlio dai contatti
con il mondo e lo isolò nei suoi sentimenti di ribellione. Anziché trovare
in lei comprensione e amore, il piccolo Arthur incontrava severità e costanti
rimproveri. Il padre, un ufficiale dell'esercito, se n'era andato poco dopo
la nascita del figlio. Il bambino deve aver provato sentimenti di colpa nello
sperimentare quegli impulsi d'amore che solitamente legano un bambino alla
vita.
Invece di attaccarsi alla vita, le si scagliò contro. [...]
[...]
[...] Per tutti i ragazzi esiste un dramma centrale, l'ingresso nell'adolescenza.
Questo dramma, che comporta un cambiamento fisico e psicologico, viene celebrato
dalle tribù primitive con il rito solenne dell'iniziazione, ma passato sotto
silenzio nelle civiltà contemporanee. Il giovane entra in un mondo di adulti
che crede di poter amare e da cui vuol sentirsi amato. Sant'Agostino, parlando
della propria adolescenza, dice: "E che cosa mi affascinava, se non l'amare
e l'essere amato?". [...]
Arthur Rimbaud non aveva mai sperimentato l'amore nella casa paterna. [...]
Sia nella Confessioni che nella Vita nuova, tra la solitudine
dell'adolescenza e il senso di una vocazione personale, sono proiettati i sogni
o le realtà della vita sessuale, che può essere attiva e dissoluta come nel
caso di Sant'Agostino oppure passiva e idealizzata come nel caso di Dante.
Rimbaud conobbe un amore sostitutivo che spesso è presente nella vita degli
adolescenti destinati a diventare artisti, e precisamente l'amore per un
maestro. In George Izambard, Rimbaud trovò una guida che ammirava e un amico
in cui aveva fiducia. Rispetto, gratitudine e affetto fanno parte del sentimento
che legava il giovane allievo al giovane maestro. [...]
Georges Izambard arrivò per la prima volta a Charleville nel gennaio del 1870
per tenere il corso avanzato di letteratura al Collège. Aveva ventun anni.
Aveva trascorso l'infanzia e frequentato le scuole a Douai, nella Francia
settentrionale. L'amore per la letteratura e in particolare per la poesia
moderna animava il suo insegnamento.
Izambard notò subito l'allievo Rimbaud, un ragazzo di soli cinque anni più
giovane di lui. [...]
Rimbaud era affascinato intellettualmente da Izambard e Izambard era affascinato
dall'ammirazione di un allievo così dotato. Madame Rimbaud reagì come la
maggior parte delle madri in circostanze simili. Era lusingata dal fatto
che il giovane insegnante avesse scelto suo figlio per dedicargli una speciale
attenzione, ma la gratitudine iniziale si tramutò in gelosia quando si rese
conto che l'indottrinamento ricevuto dal maestro rendeva il figlio consapevole
della grettezza del suo stile di vita.
[...] Izambard fu per Rimbaud la principale fonte di conoscenze sui poeti della
sua epoca e le riviste più attuali. [...]
Per circa nove mesi Izambard ebbe una grande influenza sulla vita di Rimbaud.
Erano i mesi in cui questi provava un profondo disprezzo per la società di
Charleville. [...]
Rimbaud non approfittò ma dell'amicizia di Izambard; la loro fu una relazione
onesta e irreprensibile. Dopo aver ripudiato la disciplina materna, egli
accettò i consigli fraterni del suo insegnante fino al momento in cui, esaurite
le lezioni, scolastiche e non, si volse verso il pià attraente orizzonte di
Parigi, dove un poeta famoso attendeva la sua visita. [...]
La cordialità di Verlaine era nota. Rimbaud gli aveva mandato le sue poesie
da Charleville e in risposta Verlaine aveva invitato il giovane a Parigi
per la fine di settembre del 1871. A quell'epoca Rimbaud era ormai certo di
essere un poeta e nutriva le più alte ambizioni letterarie. [...]
Ancor prima dell'arrivo di Rimbaud a settembre, le cose andavano piuttosto
male tra Verlaine e la moglie. La nascita del figlio, avvenuta il 30 ottobre
non sembra aver colmato il distacco che andava crescendo tra loro. La tendenza
al bere stava diventando eccessiva in Verlaine. L'abitudine all'assenzio
l'aveva già portato a sporadici attacchi di delirium tremens, durante i quali
aveva percosso la moglie.
Coin de table, del 1872, mostra Rimbaud
in mezzo a un gruppo di poeti e pittori molto più anziani di lui.
Dopo sei mesi a Parigi, Rimbaud tornò a Charleville nell'aprile del 1872.
Due mesi dopo era di nuovo a Parigi [...]. Nei mesi di maggio, giugno e luglio
compose alcuni dei poemi in prosa per le Illuminazioni. Il 7 luglio,
quando Rimbaud e Verlaine partirono per il Belgio, passando da Arras, Charleville
e Bruxelles, cominciò l'anno più turbolento della loro vita, che sarebbe
culminato a Bruxelles il 10 luglio 1873, con il colpo di pistola.
Nel luglio 1872 erano a Bruxelles da meno di una settimana quando la moglie di Verlaine
e la suocera vennero a riprendersi il marito pentito. Verlaine fuggì dal treno che
lo riportava a Parigi e tornò da Rimbaud. Questo fu l'ultimo tentativo di
riconciliazione tra Verlaine e Mathilde. Dopo due mesi a Bruxelles, i due amici
partirono per Londra il 3 settembre e vi rimasero sei mesi, eccetto un periodo
di tre settimane, a cavallo tra dicembre e gennaio, in cui Rimbaud tornò a
Charleville. A Londra davano lezioni di francese, ma per lo più vivevano
del denaro inviato a Verlaine dalla madre. Nel febbraio del 1873 Rimbaud è
ancora a Charleville, ma per la fine di maggio i due sono di nuovo insieme
a Londra. Le liti divennero frequenti. Il 3 luglio Verlaine abbandona Rimbaud
a Londra e parte per Bruxelles. Una breve annotazione del 4 luglio rivela
il desiderio di Rimbaud di sanare la rottura.
Verlaine telegrafa all'amico di raggiungerlo a Bruxelles. Dopo pochi giorni
in città, Rimbaud dichiara la sua intenzione di partire per Parigi. Verlaine,
in collera, gli spara due colpi di pistola. Una pallottola lo colpisce al
polso sinistro. I due, insieme alla madre di Verlaine, arrivata da Parigi,
si recano all'ospedale Saint-Jean, dove la ferita viene medicata. Più tardi,
quella stessa sera, mentre Verlaine cerca di dissuadere Rimbaud dalla partenza,
interviene la polizia. Verlaine viene condannato a due anni di prigione dal
tribunale di Bruxelles con l'accusa di tentato omicidio. Trascorrerà otto
mesi nella prigione di Mons.
Né Verlaine né Rimbaud accettarono mai l'accusa di omosessualità formulata
ne loro confronti da amici e parenti. Entrambi la respinsero nei loro scritti.
I documenti più importanti per capire la loro relazione sono alcune poesie di
Verlaine e alcune parti di Una stagione all'inferno.
[...]
Dopo che Verlaine venne rilasciato dal carcere, i due poeti ebbero un ultimo
incontro nel febbraio del 1875 a Stoccarda, nel corso del quale Rimbaud si prese
crudelmente gioco delle nuove tendenze religiose di Verlaine.
Nei mesi immediatamente successivi Rimbaud vagò senza meta, dapprima lungo
il Reno, poi a Milano e a Siena. In ottobre lo ritroviamo a Charleville, dove
si fermò dedicandosi a un periodo di intensa ricerca linguistica. Nell'aprile
del 1876 un grave litigio con la madre e il fratello lo costrinse a ripartire.
Si arruolò nell'esercito olandese e raggiunse Java, dove disertò fuggendo
come marinaio su una nave inglese. L'ultimo giorno dell'anno arrivò a Charleville,
quasi irriconoscibile agli occhi della madre per via della pelle scurita dal sole
e della folta barba bionda.
L'anno seguente, il 1877, altri viaggi incostanti lo condussero in Germania,
a Copenaghen, Stoccolma, Marsiglia e Roma. Trascorse l'inverno e la primavera
a Charleville, dalla madre, quindi ripartì per la Svizzera, Genova e l'Egitto.
Nel 1879 raggiunse l'isola di Cipro, dove venne assunto come interprete
per un gruppo di lavoratori. Un attacco di febbre tifoide lo costrinse a tornare
a Roche, vicino a Charleville. Ciò segnò la fine del suo periodo di vagabondaggio.
Aveva venticinque anni, le sue guance s'erano incavate e i capelli cominciavano
a diventare grigi.
Rimbaud trascorse i dieci anni dal 1880 al 1890 per lo più a Aden, all'estremità
meridionale dell'Arabia Saudita, e a Harar, nell'interno dell'Abissinia.
[...] Nel 1884 viveva con una donna harariana, a Aden. Non parlerà mai di lei,
in seguito, ma ricorderà, persino sul letto di morte a Marsiglia, il ragazzo
che gli fu servitore e fedel compagno, Giami.
[...]
Questi dieci anni della sua vita rappresentano il prevalere dell'avido contadino
delle Ardenne nascosto dentro di lui. Per certi versi assunse la personalità
della madre contro cui si era ribellato da bambio e da adolescente. Le lettere
che scrisse alla famiglia tra il 17 agosto 1881 e il 30 aprile 1891, un centinaio,
sono le lettere di un lucido e pratico uomo d'affari. Non vi è traccia del suo
stile né della sua sensibilità come poeta. La vita che descrive è quella di
un dipendente caparbio, determinato a mettere insieme una fortuna e conquistarsi
l'indipendenza. Per dieci anni Rimbaud si ostinò a credere nel valore borghese
della sicurezza. Condusse una vita austera, lavorando sodo e frequentando
poche persone nel suo isolamento di straniero. Era il commerciante occupato
ad arricchirsi, ma fallì miseramente. Dopo dieci anni di fatica e sudore
nel clima torrido dell'Abissinia, aveva messo da parte solo ventimila franchi.
Nel febbraio 1891, quando si trovava ancora a Harar, si manifestarono i primi
sintomi di un tumore al ginocchio destro. Alla metà di marzo era costretto
a letto e alla fine del mese decise di farsi ricoverare nell'ospedale europeo
di Aden. Il gonfiore alla gamba peggiorò durante l'ospedalizzazione. Il
9 maggio partì per Marsiglia, dove arrivò tredici giorni dopo. All'Hôpital
de l'Immaculée Conception gli venne amputata la gamba. Madame Rimbaud venne
a Marsiglia per qualche giorno subito dopo l'operazione. Fu il primo incontro
tra madre e figlio dopo dodici anni. In luglio, Rimbaud affrontà un altro
viaggio penoso da Marsiglia a Roche, dove trascorse un mese. Durante il viaggio
di ritorno, in agosto, ogni sobbalzo del treno gli provocava un'acuta sofferena.
Il tumore si era diffuso in altre parti del corpo. All'ospedale di Marsiglia
gli viene diagnosticato come carcinoma.
La sorella Isabelle lo aveva accompagnato a Marsiglia e [...] era al suo fianco
quando sopraggiunse la morte, il 10 novembre. Il corpo di Rimbaud venne
trasferito a Charleville. Durante il servizio funebre fu celebrata una messa
solenne, dopo di che solo la madre e la sorella accompagnarono il feretro
al cimitero. Non erano presenti né amici né letterati ma, dieci anni più tardi,
nella piazza di Charleville, venne eretto un monumento a Rimbaud. La statua
fu danneggiata due volte dai tedeschi durante l'invasione del 1914 e quella
del 1940. Rimbaud stesso aveva assistito alla prima invasione del nascente
impero germanico nel 1870.
Alcuni autori cattolici, profondamente influenzati dall'opera di Rimbaud
- uomini come Claudel, Jacques Rivière e Daniel Rops - hanno interpretato
gran parte delle sue poesie alla luce di una possibile conversione religiosa.
La natura degli scritti di Rimbaud è tale che atei e cattolici, mistici
e surrealisti possono trovarvi conferme dottrinali. Se il dilemma religioso
è sempre presente nelle sue opere, esso rimane però irrisolto e rappresenta
una minaccia per qualsiasi concessione o ricerca di una pace terrena. Al
termine della sua vita, l'uomo giunse alla fine dei suoi viaggi forse facendo
ritorno alla fede della sua infanzia, ma la sua arte rimane un supremo esempio
di ricerca e di volo, di bestemmia e preghiera, di innocenza e di inferno.
* W. Fowlie, Rimbaud e Jim Morrison. Il poeta come ribelle, Il Saggiatore, Milano 1997 [ed. inglese, 1994].
 
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