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Ammettiamo, provvisoriamente, che Tenco si sia effettivamente suicidato. E consideriamo il significato dell'evento nel suo caso specifico, ma anche la valenza generale di questo gesto estremo.

Freud individua nel suicidio un omicidio mancato, in un'aggressività rivolta verso di sé anziché verso gli altri sui quali quell'aggressività era stata indirizzata ma distolta dal senso di colpa. È opinione accettata, e diffusa, che il suicidio sia - può sembrare un paradosso - una forma di "negazione della morte".
Anche se la psicoanalisi (Freud) tende a ritenere patologico l'atteggiamento suicida, in contrasto con la filosofia (Hegel, Camus) che vede nel suicidio una forma di affermazione della propria personalità ("... faccio questo non perché sono stanco della vita, tutt'altro..."), Tenco si uccide per continuare a vivere al di là del dato fisico.
Fegatelli cita alcuni autori per delineare il concetto di "suicidio". Dapprima Alvarez: "I veri motivi che spingono un uomo a togliesi la vita sono altrove; appartengono al mondo interiore, tortuoso, contraddittorio, labirintico e perlopiù fuori della portata degli altri". Poi Pavese: "I suicidi sono omicidi timidi". Quindi Stekel: "Nessuno si uccide se non ha mai pensato di uccidere un altro, o non ne ha almeno desiderato la morte".
Quando il codice morale ci impedisce d'usare violenza contro i responsabili del nostro malessere e del nostro disamore, consumiamo su di noi quella stessa violenza. Ci si uccide quando la nausea è traboccante, quando "il dolore invade anche il mattino" e meglio di noi sintetizza Schopenhauer: "Quando, in qualche sogno atroce e terribile, raggiungiamo il momento del massimo orrore, esso ci sveglia, scacciando in tal modo tutte le forme orribli nate dalla noia. E la vita è un sogno; quando il momento dell'orrore maggiore ci costringe a troncarla, accade la stessa cosa".
Se è vero, come dice Camus, che "ciò che scatena la crisi è quasi sempre incontrollabile", è altrettanto vero (può esserlo nel caso di Tenco) che "un gesto come questo si prepara nel silenzio del cuore, allo stesso modo che una grande opera. L'uomo stesso lo ignora; ma, una sera, si spara o si annega".
Il suicidio di Tenco è un atto di rivolta contro l'assurdo; è stato chiedersi il senso della vita e non aver avuto risposta. C'entra il suo ateismo: una libertà senza eternità è una libertà negata; il suicidio ribadisce un libero arbitrio insopprimibile. In questo, Tenco si fa esistenzialista: negando ha affermato se stesso. Il bisogno dell'uomo di un Dio per giustificare l'assurdità della vita cozza contro la negazione di quel Dio; e la coscienza di una libertà affrancata dai condizionamenti e dai limiti di un Essere Superiore, il fatto che "dipenda tutto da noi", avvalora il libero arbitrio.
Dice Dostoevskij: "L'uomo ha inventato Dio soltanto per non uccidersi. Ecco il compendio della storia universale..."; gli fa eco Camus che definisce il suicidio "l'unico problema filosofico veramente serio", aprendo uno spiraglio di luce sull'apparente contraddizione tra la vitalità di Tenco e il suo negarla, quando dice: "Ciò che si chiama ragione di vivere è allo stesso tempo un'eccellente ragione di morire".

Ma Tenco si è veramente suicidato? Il fratello Valentino non ha mai potuto crederlo. E in effetti molti dubbi rimangono sulla verità della sua morte. In proposito Fegatelli ha raccolto molte testimonianze, dalla cui contraddittorietà ha ricavato - con motivazioni che vanno oltre l'amore fraterno - molti dubbi...
I vari testimoni oculari, accorsi in momenti diversi nella camera 219 dell'Hotel Savoy alla notizia del suicidio, offrono versioni contrastanti sulla posizione del corpo di Tenco. Per il dottor Borelli, Giuseppe Bergadano e Mino Durand il corpo è perfettamente parallelo al letto, tra questo e il cassettone, con la testa rivolta verso il fondo. Per Fabrizio Zampa Tenco è nella stessa posizione, ma con il braccio destro piegato sotto la schiena. Per Molinari è in posizione genericamente supina e il report specifica trovarsi in posizione trasversale rispetto all'angolo sinistro inferiore del letto con i piedi rivolti verso la porta d'ingresso. Per Speroni è in posizione supina, ai piedi del letto e a questo perpendicolare. Per Dossena è addirittura seduto in terra e poggiato con il busto alla sponda del letto. Ciminari lo trova in una posizione davvero innaturale, con il bacino sulla sponda del letto, il busto riverso, i piedi puntanti in terra; l'agente ricorda perfettamente di non averlo visto né in terra né in posizione supina. Viene spontaneo domandarsi: se Ciminari fa parte della squadra che entra nella stanza, com'è possibile che lui e Molinari vedano il corpo in due posizioni differenti nello stesso momento?
Appare evidente da questa ricostruzione che il cadavere di Tenco viene trattato, né più né meno, come un pupazzo di stoffa, e non giustificano tanta superficialità neanche l'orrore e lo sgomento.

Altrettanto contraddittorie sono le testimonianze sulla posizione della pistola.
Per Molinari e Durand la pistola è nella mano (da nessuna parte e da nessuna dichiarazione è rilevabile di quale mano si trattasse, se la destra o la sinistra). Per Dossena l'arma è lontana dal corpo, addirittura in fondo alla stanza. Per Borelli è in mezzo alle gambe. Per chi effettua i rilievi invece è sotto i glutei, o meglio, la descrizione la colloca "fra le gambe" mentre la foto la evidenzia sotto le natiche (si scorge a malapena il grilletto). Per Speroni e Bergadano la pistola è addirittura sul comò: Bergadano, riportando il cadavere nella stanza come comandato, si accorgerà della sua sparizione. Stiamo parlando di una pistola PPK calibro 7.65 ma Durand ha tolto dalla mano di Tenco (rimettendogliela subito dopo) una Beretta calibro 22. Lo evidenziò trentacinque anni fa e ne rimane assolutamente certo oggi. La tragedia si è trasformata subito in "caso" e il caso ha assunto ora le tinte di un giallo, di un rompicapo dove nulla quadra e dove può essere vero tutto e il contrario di tutto.

Altre contraddizioni riguardano l'ora della morte e il numero di colpi sparati (uno o due?). Fegatelli propone dunque - precisando che esse "si configurano come mere supposizioni per spiegare accadimenti di cui, a tutt'oggi, non si ha conoscenza piena" - due ipotesi contrarie e alternative alla tesi del suicidio: l'incidente e l'omicidio. Ma qui basta aver sollevato sulla morte di Tenco quei dubbi che in qualche modo possono, come dire?, consolare coloro che, in modi diversi, lo hanno stimato ed amato. Per chi fosse interessato, dirò che le due ipotesi di Fegatelli si trovano alle pp. 107-114 del suo libro [cfr. la bibliografia].

I dubbi sulle cause reali della morte di Tenco non si sono mai sopiti definitivamente... Il 12 dicembre 2005, dopo ben trentotto anni, la procura generale di Sanremo ha addirittura disposto la riesumazione della salma per stabilire finalmente la verità... Tuttavia, il 15 febbraio 2006, il "caso Tenco" è stato ufficialmente chiuso: la tesi del suicidio sarebbe definitivamente suffragata dal fatto che, contrariamente alle ipotesi e alle attese, non è stato ritrovato il proiettile nel cranio. Nonostante ciò, ancora molti sostengono tesi alternative al suicidio. A questo proposito, si veda l'interessante link sottostante:

luigitenco60s.forumfree.net/?t=26753305