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La canzone che segue, secondo la testimonianza dello stesso autore, fu scritta quasi a caldo da Fabrizio De André in memoria del suo grande e sventurato amico. Durante una lunga intervista a Doriano Fasoli, De André ha infatti dichiarato: "L'ho dedicata a Tenco. Scritta, o meglio pensata nel ritorno da Sanremo dove c'eravamo precipitati io, la mia ex moglie Enrica Rignon e la Anna Paoli. Dopo aver visto Luigi disteso in quell'obitorio (fuori Sanremo peraltro, perché non ce l'avevano voluto), tornando poi a Genova in attesa del funerale che si sarebbe svolto due giorni dopo a Cassine, mi pare, m'era venuta questa composizione. Sai, ad un certo punto non sai cosa fare per una persona che è morta, ti sembra quindi quasi di gratificarla andando al suo funerale, scrivendo - se sei capace di scrivere e se ne hai l'idea - qualcosa che lo gratifichi, che lo ricordi... forse è una forma... ma d'altra parte è umano, credo... non l'ho di certo scritta apposta perché la gente pensasse che io avevo scritto apposta una canzone per Luigi, tant'è vero che non c'era scritto assolutamente da nessuna parte che l'avevo composta per lui" [In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, Edizioni Associate, Roma 1999, p. 57].
Una commozione sincera anima le parole di Fabrizio per l'amico: alla riprovazione ipocrita che molti (ora come allora) esprimono di fronte al gesto forse più estremo che un uomo possa compiere, egli oppone qui, con la sensibilità di sempre, una profonda comprensione, una partecipazione totale, una solidarietà tale da restituire a quel gesto il valore di scelta e di sofferenza che esso ha, così lontano dalla vuota retorica che lo definisce come un cedimento e una viltà... Ma ho detto già troppo! I versi di De André risplendono di una bellezza e una chiarezza tali da rendere superflua qualsiasi annotazione. Ecco allora il testo di Preghiera in gennaio, nella speranza che chi ne detiene il copyright non ne esiga la rimozione. Sarebbe tanto giusto, quanto squallido!

Lascia che sia fiorito,
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare,
quando verrà al tuo cielo,
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte:
"Venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio".

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche,
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benbensanti,
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi,
Dio, fra le sue braccia,
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia,
il tuo bel Paradiso
l'hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso,
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura;
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare;
ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento:
Dio di misericordia,
vedrai, sarai contento.