Via del campo
(In "Volume I", Bluebell Records, 1967)

massagrande: corridoio


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È tra le più note e apprezzate canzoni di Fabrizio, ed è ambientata in una stradina della Genova angiportuale, ritenuta malfamata per la presenza di prostitute, di travestiti e di gente povera che vive di espedienti illegali. Di questo mondo, a più riprese, De André ha individuato e sottolineato il carattere positivo nella autenticità e nella passionalità del vivere quotidiano, contro ogni falso perbenismo e moralismo del senso comune. Ma qui la sua attenzione si appunta sulla donna, la cui immagine è delineata con estrema delicatezza e sicuramente idealizzata. I termini usati per rappresentarla richiamano al candore e alla purezza (graziosa, bambina, rugiada) o alle gioie che ella può donare (sorriso, paradiso). Una vena di malinconia attraversa tuttavia quegli "occhi grandi color di foglia" e "grigi come la strada", perché lei - forse - non è lì per scelta (perciò inutilmente "ci va un illuso a pregarla di maritare"), anche se poi è costretta ad essere molto docile e a non negarsi a nessuno: "basta prenderla per la mano". La duplice ma inscindibile metafora finale sottolinea - da un lato - il giudizio di positività che De André esprime per quel mondo umile e reietto (letame), ma pieno di umanità e passione, cui la giovane prostituta appartiene; e - d'altro lato - formula la condanna al vuoto e all'insensatezza del mondo ricco e benestante, ma ipocrita e freddo (diamanti). Com'è stato notato, "mai per De André la prostituta è veramente colpevole; la colpa semmai è dalla parte di chi profitta dei suoi servigi" (L. Nissim, in Fabrizio De André. Accordi eretici, EuresisEdizioni 1997, pp. 135-136), che lo faccia prendendola per mano, oppure definendola "pubblica moglie" di giorno ma cercandola spasmodicamente di notte, come fa il "vecchio professore" della Città vecchia. Può essere curioso - data la loro notorietà - sapere che la musica di Via del campo è tratta da una ricerca musicale di Dario Fo e Enzo Jannacci.

Considerate la brevità del componimento e la sua esemplare chiarezza, è notevole il ricorso alle figure retoriche. Vi sono varie metafore: rosa (v. 4) = offerta di sé; paradiso (v. 15) = gioie dell'amore; diamanti (v. 23) = mondo ricco e borghese; letame (v. 24) = mondo umile e povero; fior" (v. 24) = bellezza, giovinezza, passione, felicità.
Evidente l'anafora nella ripresa del titolo (strofe I, II, III, V).
Nella similitudine "occhi grigi come la strada" (v. 7) i due sostantivi sono messi in relazione per il colore, ma la strada ha in sé anche l'idea del luogo nel quale le prostitute sono costrette a vendere se stesse.

METRO. Sei quartine di novenari piani, ad eccezione dell'ultimo verso che è tronco, con schema a rima incrociata (ABBA), ma vi è un caso di rima imperfetta: puttana/mano (vv. 9-12) e un'assonanza tonica: maritare/scale (vv. 18-19). Assente la rima tra il primo e il quarto verso dell'ultima strofa: risponde/fior (con tonica tuttavia identica).
Il ritmo è lento e cadenzato, da ballata, caratterizzato dalla regolarità dell'accento di terza ma con alternanza del secondo accento sulla quinta o sulla sesta sillaba. La sintassi è fondamentalmente paratattica, con due ipotetiche ("se di amarla...", "...se amor risponde"), due finali ("a pregarla..., a vederla...") e una temporale ("fino a quando...").


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