Ah, tu pensavi che anch'io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.
5 O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell'acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.
Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
10 o sguardi l'anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull'icona miracolosa
e sull'ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.
[da La corsa del tempo, Einaudi, 1992]
Il lessico semplice e immediato rende agevole la comprensione di questa poesia. Forse l'unica immagine da chiarire è il "fazzoletto odoroso e fatale" del v. 8: ma si tratta ovviamente di un fazzoletto imbevuto di un profumo che possa uccidere. La poetessa si rivolge dunque all'amato che l'ha abbandonata, assicurandogli che non lo supplicherà e non ricorrerà a pozioni magiche affinché egli ritorni; né tenterà di ucciderlo. Anzi, con ferma determinazione, gli giura di essere lei a non volerlo "mai più".