Ah, tu pensavi che anch'io
di
Anna Achmatova

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      Ah, tu pensavi che anch'io fossi una
      che si possa dimenticare
      e che si butti, pregando e piangendo,
      sotto gli zoccoli di un baio.

5    O prenda a chiedere alle maghe
      radichette nell'acqua incantata,
      e ti invii il regalo terribile
      di un fazzoletto odoroso e fatale.

      Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
10  o sguardi l'anima dannata,
      ma ti giuro sul paradiso,
      sull'icona miracolosa
      e sull'ebbrezza delle nostre notti ardenti:
      mai più tornerò da te.

      [da La corsa del tempo, Einaudi, 1992]



Il lessico semplice e immediato rende agevole la comprensione di questa poesia. Forse l'unica immagine da chiarire è il "fazzoletto odoroso e fatale" del v. 8: ma si tratta ovviamente di un fazzoletto imbevuto di un profumo che possa uccidere. La poetessa si rivolge dunque all'amato che l'ha abbandonata, assicurandogli che non lo supplicherà e non ricorrerà a pozioni magiche affinché egli ritorni; né tenterà di ucciderlo. Anzi, con ferma determinazione, gli giura di essere lei a non volerlo "mai più".


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