Alla luna
di
Giacomo Leopardi

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leopardi


      O grazïosa luna, io mi rammento
      Che, or volge l'anno, sovra questo colle
      Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
      E tu pendevi allor su quella selva
5    Siccome or fai, che tutta la rischiari.
      Ma nebuloso e tremulo dal pianto
      Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
      Il tuo volto apparia, che travagliosa
      Era mia vita: ed è, né cangia stile,
10  O mia diletta luna. E pur mi giova
      La ricordanza, e il noverar l'etate
      Del mio dolore. Oh come grato occorre
      Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
      La speme e breve ha la memoria il corso,
15  Il rimembrar delle passate cose,
      Ancor che triste, e che l'affanno duri!

      [dai Canti]



METRO: endecasillabi sciolti.

Le immagini che campeggiano in tutta la lirica sono già presenti nel primo verso: la "luna", bella ed insieme benevola (è questo il duplice senso dell'aggettivo "graziosa"), e l'"io" che, ricordando, soffre ma nella stessa "ricordanza" trova conforto.
In un universo esistenziale dominato dal dolore, il ricordo rappresenta infatti la sola esperienza piacevole, anche quando riguarda eventi negativi: proprio perché presenti solo alla coscienza, e non più reali, tali eventi risultano graditi alla memoria.
Tema dominante del canto è dunque il "rimembrare", la rimembranza, che è tema centrale di molta poesia leopardiana: dalle Ricordanze a numerosi luoghi di altre liriche (Ad es. "Silvia rimembri ancora..."), nonché di tante pagine dello Zibaldone
Proprio nello Zibaldone leggiamo un'annotazione utilissima per comprendere questa particolare riflessione del poeta. Scrive infatti Leopardi: "Siccome le impressioni, così le ricordanze della fanciullezza in qualunque età sono più vive che quelle di qualunque altra età. E son piacevoli per la loro vivezza anche le ricordanze d'immagini o di cose che nella fanciullezza ci erano dolorose, o spaventose ecc. E per la stessa ragione ci è piacevole nella vita anche la ricordanza dolorosa, e quando bene la cagion del dolore non sia passata, e quando pure la ricordanza lo cagioni o l'accresca, come nella morte de' nostri cari, il ricordarsi del passato ecc.". (25 ottobre 1821).
Il "colle" di cui parla la lirica è ovviamente il monte Tabor, presso Recanati: insomma, lo stesso colle de L'infinito. Davvero un luogo privilegiato per la riflessione e l'arte del nostro grande poeta.


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