A mio padre
di
Leonardo Sinisgalli

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      L'uomo che torna solo
      A tarda sera dalla vigna
      Scuote le rape nella vasca
      Sbuca dal viottolo con la paglia
5    Macchiata di verderame.
      L'uomo che porta così fresco
      Terriccio sulle scarpe, odore
      Di fresca sera nei vestiti
      Si ferma a una fonte, parla
10  Con un ortolano che sradica i finocchi.
      È un uomo, un piccolo uomo
      Ch'io guardo di lontano.
      È un punto vivo all'orizzonte.
      Forse la sua pupilla
15  Si accende questa sera
      Accanto alla peschiera
      Dove si asciuga la fronte.

      [da Autobiografia, scritta nel 1992]



METRO: versi liberi, con prevalenza di endecasillabi.

Il poeta segue con lo sguardo (della memoria?) il proprio padre che torna dai campi, cogliendone i gesti usuali.
L'esemplare chiarezza del testo rende superfluo ogni commento, poiché nessuna parola potrebbe suscitare quella tenera commozione che nasce spontanea al cospetto della quotidianità. Mi azzardo solo ad indicare il punto più alto di questa poesia nei due versi seguenti: "Forse la sua pupilla / Si accende questa sera", soprattutto se posti al cospetto del verso: "È un uomo, un piccolo uomo". L'accostamento di queste due immagini - una evidente, tangibile, concreta; l'altra solo intuita, immaginata, probabile - svela l'affetto intriso di conoscenza e rispetto che lega il poeta al protagonista, e di questi fa emergere l'umile e profonda serenità.


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