Beslan, fino a qui
di
Carlo Bonanni
Povero fiore disteso fra i pastelli del diario
Piccola tomba felice per non aver conosciuto il cancro
Che strano vedere uomini correre verso la strage
E l'occhio di bue del sole millenario
5 Rosso passare sul dolce sapore del sangue nuovo
Rosso piagato sulle scintille di carne
Rosso miraggio nel fuoco a L'Avana
Rosso deserto meriggio di Fata Morgana
Mosche orbe mescolano torbide traiettorie
10 In un'aria febbrile di gomma fiele di malaria
Quanto sterile e doverosa è la preghiera in gola ai servi
Quotidiana deferente infame fino alla nausea dei nervi
Celebra un "magnificat" la Medicina Legale
Sul ventre giallo e ruvido del Potere Letale
15 Più in alto d'un ricordo ad ore un monumento
"Per il Dolore senza tempo questa pietra a lenimento"
Da macellaio i signori cani sognano di me l'azoto
Ma per questi ed altri Mali sono io a sognar di loro
Io qui in braccio al diavolo con in gola il topo inquieto
20 Sulla pece dai liquami naufragato per errore.
[da Simulacra. Dicembre 2001]
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Lettera all'autore
Tristemente bella la tua indignazione per l'infanzia offesa a Beslan. Offesa - al di là di ogni ideologia o partito preso, di ogni ipocrisia - non solo dai carnefici ma anche da chi ne ha (ne sta) determinando le gesta…
Purtroppo, amico mio, "finché il Sole risplenderà sulle sciagure umane" accadranno tragedie simili a questa, più piccole o più grandi nell'entità, ma orribilmente simili nella sostanza.
Ciò che fa rabbia è l'impotenza di chi vorrebbe "trasformare il mondo", eliminando guerre e ingiustizie e soprusi di vario genere, ed anche imbecillità meno tragiche ma potenzialmente pericolose come Il grande fratello o L'isola dei famosi, ed è quindi costretto a vivere in una dimensione non sua, in cui non riesce a riconoscersi nemmeno nella disperazione.
La tua indignazione e la tua poesia meritano di essere diffuse, nella speranza che risveglino almeno qualche dormiente (non dico i per-sempre-morti alla vita).
GC
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