Canzone d'autunno
di
Paul Verlaine

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      I lunghi singhiozzi
      Dei violini
      D'autunno
      Mi feriscono il cuore
5    Con un languore
      Monotono.

      Tutto affannato
      E pallido, quando
      Rintocca l'ora,
10  Io mi ricordo
      Dei giorni antichi
      E piango;

      E me ne vado
      Nel vento maligno
15  Che mi porta
      Di qua, di là,
      Simile alla
      Foglia morta.
      Les sanglots longs
      Des violons
      De l'automne
      Blessent mon cœur
5    D'une langueur
      Monotone.

      Tout suffocant
      Et blême, quand
      Sonne l'heure,
10  Je me souviens
      Des jours anciens
      Et je pleure;

      Et je m'en vais
      Au vent mauvais
15  Qui m'emporte
      Deçà, delà,
      Pareil à la
      Feuille morte.


      [da Poèmes saturniens, 1866]
      [Traduzione di Giuseppe Cirigliano]



Il senso complessivo di questa lirica è sufficientemente chiaro, una volta compreso il valore metaforico dell'esordio: "Les sanglots longs / des violons / de l'automne" sono infatti i rumori prodotti dalla pioggia (e/o dal vento) d'autunno, che diventano il simbolo di un dolore struggente ("blessent mon coeur / d'une langueur / monotone").
Immerso in uno stato d'animo angoscioso, quasi in preda a un senso di soffocamento, il poeta piange al ricordo dei giorni passati (ma non si sa se pentito per qualche errore commesso, o se perché ne rimpiange la svanita dolcezza).
Il pianto è così intenso che gli impedisce di reagire, togliendogli ogni voglia di lottare. E perciò si abbandona, completamente passivo, al proprio destino, simboleggiato dal "vent mauvais" dell'ultima strofa.

Ma più che nel significato, il valore della lirica (una delle più riuscite di Verlaine) sta nella sua suggestione musicale, che ovviamente va del tutto perduta nella traduzione.
Notiamo intanto la brevità dei versi, quasi spezzati come i singhiozzi del pianto. E notiamo come, nella prima strofa, rime e assonanze ("sanglots", "longs", "violons", "automne", "mon") preparano e concorrono ad intensificare lo spessore emotivo dell'aggettivo ("monotone") con cui il poeta definisce il proprio stato d'animo. Infine, l'allitterazione del fonema /v/, nei primi due versi dell'ultima strofa, dà quasi l'impressione del moto del vento.


tristezza e noiatristezza e noiatristezza e noia
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