I lunghi singhiozzi
Dei violini
D'autunno
Mi feriscono il cuore
5 Con un languore
Monotono.
Tutto affannato
E pallido, quando
Rintocca l'ora,
10 Io mi ricordo
Dei giorni antichi
E piango;
E me ne vado
Nel vento maligno
15 Che mi porta
Di qua, di là,
Simile alla
Foglia morta.
Les sanglots longs
Des violons
De l'automne
Blessent mon cœur
5 D'une langueur
Monotone.
Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l'heure,
10 Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure;
Et je m'en vais
Au vent mauvais
15 Qui m'emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.
[da Poèmes saturniens, 1866] [Traduzione di Giuseppe Cirigliano]
Il senso complessivo di questa lirica è sufficientemente chiaro, una volta compreso il valore metaforico dell'esordio: "Les sanglots longs / des violons / de l'automne" sono infatti i rumori prodotti dalla pioggia (e/o dal vento) d'autunno, che diventano il simbolo di un dolore struggente ("blessent mon coeur / d'une langueur / monotone").
Immerso in uno stato d'animo angoscioso, quasi in preda a un senso di soffocamento, il poeta piange al ricordo dei giorni passati (ma non si sa se pentito per qualche errore commesso, o se perché ne rimpiange la svanita dolcezza).
Il pianto è così intenso che gli impedisce di reagire, togliendogli ogni voglia di lottare. E perciò si abbandona, completamente passivo, al proprio destino, simboleggiato dal "vent mauvais" dell'ultima strofa.
Ma più che nel significato, il valore della lirica (una delle più riuscite di Verlaine) sta nella sua suggestione musicale, che ovviamente va del tutto perduta nella traduzione.
Notiamo intanto la brevità dei versi, quasi spezzati come i singhiozzi del pianto. E notiamo come, nella prima strofa, rime e assonanze ("sanglots", "longs", "violons", "automne", "mon") preparano e concorrono ad intensificare lo spessore emotivo dell'aggettivo ("monotone") con cui il poeta definisce il proprio stato d'animo. Infine, l'allitterazione del fonema /v/, nei primi due versi dell'ultima strofa, dà quasi l'impressione del moto del vento.