mondi di vuotezza


Mondi di vuotezza
di
Dario Carere


      Scorrono quiete e pensose
      sul mio davanzale grondante
      le tristi giornate di cenere
      lievi cadenti dal cielo che erutta.
5    Talvolta mi copro
      lo sguardo scorato,
      e mi fingo un cieco
      per non rimirarle;
      ma ovunque m'insegue
10   il loro frastuono,
      m'uccidono il fiato,
      mi lordano il volto.

      Non è aria, certo,
      quella che io immetto,
15   non è aria il veleno
      che vomito e inspiro;
      così non è sangue
      quel liquido infetto
      che la tempia m'invade
20   e la mente m'affligge.

      Tu lo vedi, non è vita
      questo mare di burrasca,
      non questo è il suo nome,
      non questa è verità.
25   Giacché se tu guardi
      la bestia miserevole:
      essa ha ogni cosa,
      e vive come deve.

      Non ci è data da vivere,
30   impossibile a godere;
      ben ci riesce di patirla,
      e ciò nulla ci costa.
      Come tu ti spieghi
      che in questo mondo - vita
35   - io bevo la cicuta
      dall'aria che mi serve?...

      Ma io amo - guardami:
      io amo immensamente,
      e amore e vita intera
40   son per me una sola cosa.
      Tu forse non ci pensi,
      mi credi un grande idiota;
      ma io credo unicamente
      nella vita dell'Amore.

45   Guardami, dunque:
      lo vedi, sono morto;
      non provo che ribrezzo
      per lo stesso mio colore.
      Mi vedo in ogni giorno
50   - spesso accade, ad ogni passo -
      immobile e interrato,
      disteso nel gran sonno.

      Per me la mia penna
      palpita e respira;
55   al posto mio il pensiero
      crescendo si rinforza.
      Ma da viver non ho nulla,
      - perché?, perché, mi chiedi?
      Perché io amo chi è distante
60   e respira un'altra aria.

      Se mi chiedi se c'è un senso
      in questa triste distesa,
      non posso che parlarti
      con la bocca del mio cuore:
65   ti rivelo che null'altro
      in essa è cosa bella
      - che un gesto delicato
      di colei che ha il mio amore;

      che la luce vagheggiante
70   dei suoi occhi rugiadosi,
      che il vermiglio splendore
      dei capelli suoi fluenti,
      che l'arco disegnato
      da sue scure sopracciglia,
75   che tutto ciò che è suo
      e che su sé reca il suo nome.

[Lirica inedita]


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