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Forse senza rendersene conto, Castellanza, ridente cittadina in provincia di Varese, è stata per un giorno il centro culturale e musicale dell'Italia intera. E non semplicemente perché presso la deliziosa "Corte del Ciliegio" si è svolto uno straordinario concerto in onore di Fabrizio De André: in fin dei conti si può dire che non passi giorno che, in qualche luogo
più o meno delizioso della nostra penisola, non venga organizzato un evento in memoria del grande cantautore genovese; ma perché decine e decine di artisti si sono alternati per ore (dalle 17,00 alle 23,30), e senza alcun compenso, in uno spettacolo organizzato e coordinato da Renato Franchi & Orchestrina del Suonatore Jones, una delle cover band più note e apprezzate fra gli estimatori di Faber.
È questo spirito commosso e partecipe, lontano da ogni sospetto di venalità e opportunismo - così spesso e superficialmente insinuato, in occasioni come questa, da alcuni detentori della verità assoluta, che si ritengono gli unici accreditati interpreti del messaggio e dello "spirito" di Fabrizio -, ad aver reso straordinaria questa giornata, in cui musicisti di professione si sono affiancati
con grande umiltà a qualche irresponsabile (come il sottoscritto...) disposto a giocarsi pubblicamente la faccia in nome dell'amore profondo che da sempre nutre per l'arte suprema e l'umanità coinvolgente di Fabrizio.
Non a caso la manifestazione ha ricevuto il patrocinio morale della Fondazione De André, che - come sanno gli addetti ai lavori - viene concesso con estrema oculatezza, in rapporto alle finalità che i vari eventi (concerti, mostre, dibattiti...) si prefiggono.
E per il concerto-tributo di Castellanza non si può nemmeno, a rigor di termini, parlare di "finalità". Esso ha inteso "semplicemente" manifestare la stima, il rispetto e la sconfinata ammirazione verso un uomo che - suo malgrado - è stato per molti, prima ancora che un grande poeta in musica, un maestro di vita per la dignità e l'indipendenza con cui ha affrontato ogni esperienza,
di carattere sia personale che sociale.
Checché ne dicano alcuni sedicenti depositari del verbo deandreano, sempre pronti a sentenziare in nome dei propri pregiudizi e della propria saccenza (giusto il contrario di quanto dovrebbero aver appreso da Fabrizio!), giornate come questa godranno sempre del favore e dell'apprezzamento della gente, perché sono molti quelli che hanno amato ed amano Fabrizio De André; molti coloro che lo ameranno
(come dimostra la presenza di tantissimi adolescenti a questa splendida serata).
C'è dunque da augurarsi non soltanto che il concerto-tributo di Castellanza diventi un appuntamento annuale, ma che altri consimili ne sorgano in ogni parte d'Italia, perché - come ha detto Dori Ghezzi De André dopo la morte del suo indimenticabile compagno - "Fabrizio è di tutti".
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