Chi sono?
di
Aldo Palazzeschi

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       Son forse un poeta?
       No, certo.
       Non scrive che una parola, ben strana,
       la penna dell'anima mia:
5    "follia".
       Son dunque un pittore?
       Neanche.
       Non ha che un colore
       la tavolozza dell'anima mia:
10  "malinconia".
       Un musico, allora?
       Nemmeno.
       Non c'è che una nota
       nella tastiera dell'anima mia:
15  "nostalgia".
       Son dunque... che cosa?
       Io metto una lente
       davanti al mio cuore
       per farlo vedere alla gente.
20  Chi sono?
       Il saltimbanco dell'anima mia.

      [da Poesie]



METRO: Versi liberi, con prevalenza di senari, (8 versi su 20) e poi ternari, novenari, endecasillabi.

L'esordio ricorda la Desolazione di Sergio Corazzini, ma qui il poeta-fanciullo diventa il "saltimbanco" della propria anima, tra "follia" e "malinconia", e con una superstite "nostalgia" di una condizione non mistificata; il poeta intende infatti mettere a nudo il suo cuore, in una vaga richiesta di corrispondenza, se non di comprensione e condivisione. Nel complesso, osserva Mario Pazzaglia, "c'è qui una demistificazione sofferta della condizione del poeta; certo, sminuita rispetto alle esaltazioni dannunziane (e anche pascoliane), ma vista come ancora capace di esprimere un'esperienza patetica aristocratica, una follia e una malinconia che appaiono ancora un segno d'eccezionalità in una società meschina che non chiede più nulla alla poesia. L'immagine finale del saltimbanco [...] è pur sempre un'immagine di libertà, di gioco magari pericoloso, ma che rifiuta la necessità imposta dal conformsimo, anche se appare chiusa in una solitudine malinconica di sradicato".


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