Eri dritta e felice
di
Leonardo Sinisgalli

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      Eri dritta e felice
      Sulla porta che il vento
      Apriva alla campagna.
      Intrisa di luce
5    Stavi ferma nel giorno,
      Al tempo delle vespe d'oro
      Quando al sambuco
      Si fanno dolci le midolla.
      Allora s'andava scalzi
10   Per i fossi, si misurava l'ardore
      Del sole dalle impronte
      Lasciate sui sassi.

      [da Vidi le Muse, Mondadori, 1943]



METRO: versi liberi.

Dalla memoria emerge un ritratto femminile, situato in un tempo indefinito ma lontano e felice, che fa intuire un senso di pacato rimpianto per la perduta età della giovinezza. La donna è dunque, se non un pretesto, un'occasione per un'intensa rievocazione del passato.
Il lessico semplice e di immediata comprensibilità, l'uso misurato dell'aggettivazione, la costruzione lineare dei periodi, allontanano questo breve componimento da ogni forma di retorica.


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