O caro amico, ci vedremo ancora,
ché sempre nel mio cuore tu rimani.
Ormai di separarsi è giunta l'ora,
ma promette un incontro per domani.
5 O caro amico addio, senza parole,
senza versare lacrime o sorridere.
Morire non è nuovo sotto il sole,
ma più nuovo non è nemmeno vivere.
[da Il fiore del verso russo, Oscar Mondadori, Milano 1968]
Si tratta dell'ultima lirica di Esenin, composta poco prima di morire e scritta addirittura col proprio sangue. Pubblicata dai giornali già il giorno successivo al suicidio, essa provocò ovviamente una notevole impressione, tanto che Majakovskij - temendo che il distico finale potesse indurre qualcuno all'emulazione - scrisse a sua volta una poesia, intitolata appunto "A Sergej Esenin", che si chiudeva con una palinodia dei due versi finali: "difficile non è vivere al mondo: / forgiare l'esistenza è più difficile". Eppure, com'è noto, lo stesso Majakovski pose fine alla propria vita cinque anni dopo, il 14 aprile 1930...