Congedo
di
Sergej A. Esenin

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      O caro amico, ci vedremo ancora,
      ché sempre nel mio cuore tu rimani.
      Ormai di separarsi è giunta l'ora,
      ma promette un incontro per domani.

5    O caro amico addio, senza parole,
      senza versare lacrime o sorridere.
      Morire non è nuovo sotto il sole,
      ma più nuovo non è nemmeno vivere.

      [da Il fiore del verso russo, Oscar Mondadori, Milano 1968]



Si tratta dell'ultima lirica di Esenin, composta poco prima di morire e scritta addirittura col proprio sangue. Pubblicata dai giornali già il giorno successivo al suicidio, essa provocò ovviamente una notevole impressione, tanto che Majakovskij - temendo che il distico finale potesse indurre qualcuno all'emulazione - scrisse a sua volta una poesia, intitolata appunto "A Sergej Esenin", che si chiudeva con una palinodia dei due versi finali: "difficile non è vivere al mondo: / forgiare l'esistenza è più difficile". Eppure, com'è noto, lo stesso Majakovski pose fine alla propria vita cinque anni dopo, il 14 aprile 1930...


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