Ipse dixit. Ai margini della filosofia



"Di che cosa ha paura oggi Fabrizio De André?"
Sicuramente della morte. Non tanto della mia, che in ogni caso, quando arriverà, mi farà provare la mia buona dose di paura - quanto la morte che ci sta intorno, lo scarso attaccamento alla vita che noto in molti nostri simili, che si ammazzano per dei motivi sicuramente più futili di quanto non sia il valore della vita. Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo.
[Da un'intervista rilasciata a V. Mollica nel 1988. Ora nel video allegato a Come un'anomalia, Einaudi]

Paura della morte ce l'abbiamo naturalmente tutti. Per evitarla bisognerebbe non pensarci, ma è assolutamente impossibile evitare di farlo. A un certo punto ci si comincia a pensare.
[In D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 41]

Secondo me, la scienza non è ancora riuscita a risolvere problemi esistenziali.
[In D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 157]

C'è chi è toccato dalla fede e chi si limita a coltivare la virtù della speranza [...]. Il Dio in cui, nonostante tutto, continuo a sperare è un'entità al di sopra delle parti, delle fazioni, delle ipocrite preci collettive, un Dio che dovrebbe sostituirsi alla così detta giustizia terrena in cui non nutro alcuna fiducia alla stessa maniera in cui non la nutriva Gesù, il più grande filosofo dell'amore"
[In Buscadero 175°, dicembre 1996]

Io mi ritengo religioso, e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato, e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché secondo me l'equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in tutto ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a cercare di individuare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica, e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari anche dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri.
[In R. Cappelli, Cantico per i diversi, "Mucchio selvaggio", settembre 1992]

Innanzitutto l'uomo deve superare i grandi disagi: il primo quando nasce e deve imparare a convivere con elementi a lui estranei; il secondo quando scopre la paura della morte e, infine, la solitudine per scelta. Accettandoli tutti e tre si arriva a una profonda maturazione spirituale. Soltanto chi è davvero solo è libero.
[In A. Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 118]

Credo che l'uomo potrà anche conquistare le stelle, ma le sue problematiche fondamentali sono destinate a rimanere le stesse per molto tempo se non addirittura per sempre.
[In A. Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 87]

Siccome tutti gli individui in fondo sono fatti delle stesse cose, analizzando te stesso offri anche una via agli altri per conoscersi, per scoprirsi.
[Silvestro C., Fabrizio De André tra il mare, le pietre e il vento, in "Sette-Corriere della Sera", n. 28, 13 luglio 1991]

Io credo che gli uomini agiscano certe volte indipendentemente dalla loro volontà. Certi atteggiamenti, certi comportamenti sono imperscrutabili. La psicologia ha fatto molto, la psichiatria forse ancora di più, però, dell'uomo, non sappiamo ancora nulla.
Certe volte, insomma, ci sono dei comportamenti anomali che non si riescono a spiegare e quindi io ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore, anche perché non ho mai capito bene che cosa sia la virtù e cosa sia l'errore. È una questione di relativismo, sia geografico che temporale. Basta spostarci di paralleli e meridiani che troviamo cose per noi turpi da un punto di vista morale, e invece normalissime per certi gruppi che popolano l'Amazzonia. Dal punto di vista temporale, si pensi ad una brava persona, un tedesco di trent'ottanni, che nutriva i propri figli, che era innamorato della moglie e non pensava al altro che alla famiglia e al lavoro; bene, quest'uomo il sabato e la domenica si metteva la camicia blu e andava ad ascoltare e ad applaudire i discorsi di Hitler. Era una brava persona?
Vedete che tutto è molto relativo.
Anche le leggi sono assolutamente relative e il loro rispetto altrettanto. Insomma, credo che siamo tutti condizionati da un relativismo morale. Non esistono, secondo me, verità assolute. E quindi è inutile condannare qualcuno.
[Presentando La città vecchia durante il tour del '97]


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