Ipse dixit. Il poeta, l'artista, l'intellettuale



L'atto creativo è un momento di grande emozione, secondo me. Infatti ti coinvolge anche fisicamente. Mi è successo, con un po' di vergogna da parte mia, di arrivare addirittura alla lacrima quando mi accorgevo di aver fatto qualcosa di convincente, di riuscito, attraverso un'intuizione, a scoprire magari una piccolissima verità.
[In D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 34]

Croce diceva che fino ai diciotto anni tutti scrivono poesie e che da questa età in poi ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che in quanto forma d'arte mista mi consente delle scappatoie non indifferenti, là dove manca l'esuberanza creativa.
[In D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 59]

La canzone è un testo cantato, poi la musica può essere più o meno bella, tanto meglio se è bella, ma deve accordarsi soprattutto con il testo. Quando non succede che la cosa miracolosamente nasca insieme (a me è successo in tre o quattro occasioni), cioè che il testo nasca insieme alla musica, quindi nasca già cantato, quando non succede questo in ogni caso è meglio far precedere la musica al testo, perché il testo è più malleabile, più duttile di quanto probabilmente non lo sia... cioè, musicare un testo in metrica imprecisa o in metrica difficile, con un ascelpiadeo, un giambo e un trocheo, risulta assai più difficoltoso che non adattare un testo ad una musica. Ma questo è un problema tecnico. In tutti i casi il testo non dico che debba prevalere perché deve far parte della canzone, rimane però il fatto che la canzone è un testo cantato. Su questo non ci sono dubbi.
[In D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 59]

Ho avuto modo di parlare di arti maggiori e arti minori (che è una stronzata). Uno che sceglie la canzone sceglie un'arte minore: non è vero niente. Esistono artisti maggiori e artisti minori, non arti maggiori o minori. Altrimenti ci stiamo a paragonare all'ultimo imbrattamuri che ha scelto la pittura considerata arte maggiore; oppure a Bob Dylan che ha scelto un'arte minore".
[In D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 71]

[...] è molto difficile che nel rieseguire una canzone riesca a provare il sentimento che l'ha ispirata.
[In A. Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 16]

Per conoscere un poeta basta leggerlo. Anzi, forse limitandoti a leggerlo finisci per conoscerlo nel modo migliore, perché ti esimi e soprattutto lo esenti dalla ginnastica delle moine e dei complimenti, dal desiderio troppo umano di toglierti curiosità superflue e ridurlo a personaggio. Del resto, un artista dà il meglio di sé con la sua arte.
[In A. Gennari, Doppia sfida per chitarra e voce, "Panorama", 8 febbraio 1996]

Questo insistere nella mania occidentale, aristotelica, di distinguere il bello dal brutto, forse non è esattamente l'aspirazione profonda dell'anima umana. Sono abbastanza contrario alle vittorie, e i premi sono sostanzialmente una vittoria, cui corrispondono una o molteplici sconfitte. Sono anche molto preoccupato dell'invidia, diffusa in tutti noi, purtroppo.
[In C. Moretti, Parla De André premiato da pubblico e critica (per l'album Anime salve, considerato il migliore tra quelli pubblicati nel 1996 - n.d.c.), "Musica! Rock & altro" - supplemento del quotidiano "la Repubblica", 7 maggio 1997]

Di solito le certezze si chiedono ai filosofi e ai politici, forse più ai filosofi, però non le si chiede sicuramente a un artista. Invece mi pare che i ragazzi cerchino in noi delle certezze e questo è pericoloso, perché noi siamo pieni di dubbi, perché il nostro mestiere è quello di essere pieni di dubbi.
[In L. Viva, Vita di Fabrizio De André, p. 63]

Credo di essere un tipo sincero, che dice quello che pensa e che non cede ai compromessi. In questo sono avvantaggiato dal fatto di non dover dipendere dalle canzoni per vivere, e quindi di poter scrivere e cantare quelo che mi pare e piace.
[In L. Viva, Vita di Fabrizio De André, p. 120]

L'uso della rima o dell'assonanza, per quanto mi riguarda, nasce dal bisogno spontaneo di creare già nei versi un'unità armonica, un effetto sonoro autonomo e indipendente dalla melodia cantata. Ciò è particolarmente utile nel caso in cui di una canzone si voglia privilegiare il contenuto: le parole le cui sillabe siano assonanti o rimate contribuiscono a far rimanere i versi più impressi. Anche da questo punto di vista non faccio che seguire la tradizione dei cantastorie.
[In L. Viva, Vita di Fabrizio De André, p. 151]


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