Ipse dixit. Umili e potenti



I caruggi e i vicoli sono abitati dalla parte più balorda, è un'area degli emarginati, puttane, contrabbandieri, ma non ho mai visto una goccia di sangue né una manifestazione di intolleranza.
[In A. Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 61]

Quello che mi ha colpito del mondo dei caruggi è stata l'abitudine alla sofferenza e quindi alla solidarietà. Erano solidali in qualsiasi occasione, perché si trattava di sottoproletariato, quindi neanche di una classe precisa, agguantabile da quelli che erano i partiti politici tradizionali; era un mondo che in qualche misura si difendeva dallo stato e quindi io ci ho sguazzato dentro. Avevo già delle idee politiche precise, ricavate da Brassens che ascoltavo dalla mattina alla sera, grazie ai dischi che mio padre mi portava dalla Francia, e lui descriveva questo mondo, questi personaggi emarginati che poi io ho ritrovato a Genova.
[In L. Viva, Vita di Fabrizio De André, p. 64.]

A me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suoi caruggi, gli esclusi che avrei ritrovato in Sardegna ma che ho conosciuto per la prima volta nelle riserve della città vecchia, le "graziose" di via del Campo e i balordi che potrebbero anche dar via la loro madre, per mangiare. I fiori che sbocciano dal letame. I senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli.
[In C.G. Romana, Fabrizio De André. Amico fragile, p. 10]

Sono più portato a scrutare la vita altrui di quanto non faccia con la mia; mi attirano i perdenti.
[In C.G. Romana, Fabrizio De André. Amico fragile, p. 115]


ipse dixit

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