Anima


Si deve necessariamente ammettere che il principio dell'attività intellettiva, cioè l'anima umana, è principio incorporeo e sussistente. È infatti evidente che l'uomo tramite l'intelletto può conoscere le nature di tutti i corpi; ma chi può conoscere alcunché, non deve avere nella sua natura nulla di quanto conosce, poiché ciò che gli inerisce per natura gli impedirebbe di conoscere gli oggetti distinti da sé - come vediamo che la lingua di un malato infetta di umor collerico e amaro non può avvertire nulla di dolce, ma tutto le sembra amaro. Se dunque il principio dell'intelletto avesse in sé la natura di qualche corpo, non potrebbe conoscere tutti i corpi. Dato che ogni corpo ha una natura determinata, è pertanto impossibile che il principio dell'intellezione sia corpo. [...]
Ne deriva pertanto che l'anima umana, la quale si designa intelletto o mente, è alcunché di incorporeo e di sussistente.
[Tommaso d'Aquino, Summa theologiae I, q. 75, a. 2]

Sarebbe una bella cosa vedere la propria anima. "Conosci te stesso" è un magnifico precetto, ma soltanto Dio può metterlo in pratica: chi altri può conoscere la propria essenza?
Noi chiamiamo anima quello che anima. Non ne sappiamo di più, dati i limiti del nostro intelletto. I tre quarti del genere umano se ne contentano, e non si preoccupano dell'essere pensante; l'altro quarto, invece, cerca, ma nessuno ha trovato, né troverà.
[Voltaire, Dizionario filosofico, Einaudi, Torino 1969, p. 11]

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