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Attraverso cinque vie si può provare l'esistenza di Dio.
La prima e più evidente si deduce dal moto. È infatti certo, e lo constatiamo coi sensi, che nel mondo alcune cose si muovono. Ma tutto ciò che si muove è mosso da altro; [...] e questo da altro ancora. Tuttavia questo non è un procedere all'infinito. [...] Dunque si dovrà arrivare ad un primo motore che non è mosso da nessuno: e tutti comprendono che questo è Dio.
La seconda via deriva dal concetto di causa efficiente. Vediamo infatti che nelle cose materiali vi è un ordine delle cause efficienti, ma non si trova né è possibile qualcosa che siacausa efficiente di se stesso, poiché dovrebbe essere prima di se stesso, fatto impossibile. Né è possibile che nelle cause efficienti si proceda all'infinito. [...] Quindi si dovrà porre una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
La terza via è desunta dal possibile e necessario, ed è questa. Tra le cose troviamo quelle che possono essere e quelle che non possono, poiché si trovano cose che possono nasce e corrompersi, e quindi che possono esistere o non esistere. È impossibile che tali cose siano sempre, in quanto ciò che può non essere, in qualche tempo non è. Se pertanto tutte le cose possono non essere, una volta non ci fu nulla nella realtà. Ma se questo è vero, non vi sarebbe nulla nemmeno ora, poiché ciò che non è comincia ad essere solo in virtù di qualcosa che è; se pertanto non vi fosse stato un ente, nulla sarebbe potuto incominciare ad essere, e nulla sarebbe ora, cosa questa evidentemente falsa. Ne consegue che non tutti gli enti sono possibili, ma dovrà essere nella realtà qualcosa di necessario. Ora, ogni cosa necessaria o ha la causa della sua necessità altrove, o non l'ha; non è comunque possibile procedere all'infinito nelle cause necessarie che hanno da altro la causa della propria necessità, come nelle cause efficiente, e ne sono state date le prove. Dunque dovremo di necessità suppore un essere necessario per sé, che non abbia da altro la causa della sua necessità, esia invece causa di necessità per le altrecose. Questo essere tutti dicono che è Dio.
La quarta via si fa derivare dalla gerarchia che si riscontra nelle cose. Infatti, nella realtà si trovano il buono, il vero, il nobile in quantità diverse, ma il più e il meno si definiscono in base allavicinanza ad un valore massimo. [...] Dunque vi è qualcosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione: questi noi diciamo che è Dio.
La quinta via si deduce dall'ordine delle cose. Vediamo infatti che alcune cose mancanti di conoscenza, cioè i corpi materiali, operano per un fine. [...] Ma le cose che non hanno conoscenza non tendono al fine se non dirette da qualcuno che possiede conoscenza e intelletto, come la freccia che è scagliata dall'arciere. Quindi vi è un essere intelligente, da cui tutte le cose create vengono indirizzate ad un fine: questo essere dichiamo che è Dio.
[Tommaso d'Aquino, Summa theologiae I, q. 2, a. 3]
Gli argomenti portati a favore dell'esistenza di Dio sono moltissimi, ma pensavo e penso ancora che sono tutti non validi, dal primo all'ultimo, e che nessuno avrebbe mai accettato argomenti simili se non ispirato dal desiderio di credere alle conclusioni.
[Bertrand Russell, Bertrand Russell dice la sua, Longanesi, Milano 1982 (1960), p. 28]
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