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Chi ci ha dato il sentimento del giusto e dell'ingiusto? Dio, che ci ha dato un cervello e un cuore. [...]
Ripetiamolo tutti i giorni e a tutti gli uomini: "La morale è una: essa viene da Dio; i dogmi sono diversi: vengono da noi".
Gesù non insegnò nessun dogma metafisico; non scrisse opuscoli teologici. [...]
Dio aveva dato la conoscenza del giusto e dell'ingiusto in tutti i tempi che precedettero il cristianesimo. Dio non è cambiato, e non può cambiare; il fondo della nostra anima, i nostri princìpi di ragione e di morale saranno eternamente i medesimi. [...]
Potete leggere nel Sadder, che è il compendio delle leggi di Zoroastro, questa saggia massima: "Quando sei incerto se un'azione che ti viene proposta è giusta o ingiusta, astientene". Chi ha dato mai una regola più ammirevole? Quale legislatore ha meglio parlato?".
[Voltaire, Dizionario filosofico, Einaudi, Torino 1969, pp. 280-281]
La nozione di qualche cosa di giusto misembra così naturale, così universalmente acquisita da tutti gli uomini, da essere indipendente da ogni legge, da ogni patto, da ogni religione. [...]
Ritengo in realtà che non vi sia alcun popolo presso il quale sia giusto, bello, conveniente, onesto rifiutare il cibo al padre e alla madre quando è ossibile darne loro. [...]
L'idea di giustizia mi sembra a tal punto una verità di primo ordine, alla quale tutto l'universo dà il suo assenso, che i più grandi crimini che affliggono la società umana vengonocommessi tutti sotto un falso pretesto di giustizia. Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia. [...]
Io credo quindi che le idee di giusto e di ingiusto sono tanto chiare, tanto universali quanto le idee di salute e malattia, di verità e falsità, di convenienza e sconvenienza.
[Voltaire, Il filosofo ignorante, Rusconi, Milano 1996, pp. 127-131]
Qual è l'età in cui conosciamo il giusto e l'ingiusto? L'età in cui sappiamo che due più due fa quattro.
[Voltaire, Il filosofo ignorante, Rusconi, Milano 1996, p. 143]
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