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La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, e quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.
[Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo), Stampa alternativa, Milano 1992, p. 9]
"Dove ci porta la morte"? Ci porta in quella pace dove noi fummo prima di nascere. La morte è il non-essere: è ciò che ha preceduto l'esistenza. Sarà dopo di me quello che era prima di me. Se la morte è uno stato di sofferenza, doveva essere così prima che noi venissimo alla luce: ma non sentimmo, allora, alcuna sofferenza. Tutto ciò che fu prima di noi è la morte. Nessuna differenza è tra il non-nascere e il morire, giacché l'effetto è uno solo: non essere.
[Seneca, La dottrina morale, Laterza, Roma-Bari 1994, p. 97]
Quella morte che gli uni chiamano la più orribile tra le cose orribili, chi non sa che altri la chiamano l'unico rifugio dai tormenti di questa vita? il bene supremo della natura? il solo sostegno della nostra libertà? e comune e pronto rimedio a tutti i mali? e come alcuni l'attendono tremanti e spauriti, altri la sopportano più facilmente della vita.
[Michel de Montaigne, Saggi, Mondadori, Milano 1970, p. 60]
Perché temi il tuo ultimo giorno? Esso non contribuisce alla tua morte più di ciascuno degli altri. L'ultimo tuo passo non causa la stanchezza: la fa manifesta. Tutti i giorni vanno verso la morte, l'ultimo ci arriva.
[Michel de Montaigne, Saggi, Mondadori, Milano 1970, p. 124]
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