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C'è qualche volta nelle espressioni volgari un'immagine di ciò che si agita in fondo al cuore degli uomini. Sensus communis significava per i Romani non solamente senso comune, ma umanità, sensibilità. Poiché noi non valiamo i Romani, questa locuzione significa per noi soltanto la metà di ciò che significava per loro. Non significa che il buon senso, la ragione grossolana, ragione incipiente, prima nozione delle cose ordinarie, stato di mezzo tra la stupidità e l'intelligenza. "Quell'uomo non ha senso comune" è una grossa ingiuria. "Quell'uomo ha senso comune" è pure un'ingiuria: vuol dire che non è del tuto sciocco, ma manca di ciò che si chiama l'ingegno. Ma da dove viene questa espressione "senso comune", se non dai sensi? Gli uomini, quando inventarono questa parola, riconobbero che nulla entrava nell'anima se non dai sensi; altrimenti, avrebbero forse adoperato la parola "senso" per indicare il modo comune di ragionare?
Si dice talvolta: "Il senso comune è molto raro". Che significa questa frase? Che in parecchi uomini la ragione incipiente viene impedita nei suoi progressi da qualche pregiudizio: che il tal uomo, che giudica molto rettamente in una materia, si ingannerà sempre grossolanamente in un'altra.
[Voltaire, Dizionario filosofico, Einaudi, Torino1969, pp. 400-401]
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