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Che cosa è dunque il tempo? Chi mai potrebbe in maniera agevole e in breve spiegarlo? Chi potrebbe averne una precisa comprensione almeno nel pensiero, tanto da trarne una spiegazione a parole? Eppure che cosa mai nella nostra conversazione torna più familiare e più noto dell'idea del tempo? Certo è che ben lo intendiamo quando ne parliamo, ben lo intendiamo anche quando ne sentiamo parlare da un altro.
Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessidarne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so. Così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente.
Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono? Quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è?
In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità.
Se, per conseguenza, il presente, per essere tempo, in tanto vi riesce in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola veraragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere? [...]
Chi mai, dunque, avrà il coraggio di venirmi a dire che non vi sono tre tempi, come da fanciulli imparammo e ai fanciulli abbiamo insegnato, cioè il passato, il presente e il futuro, ma che v'è soltanto il presente, perché quei due altri non sono affatto? [...] Sono, dunque, sia il futuro che il passato. [...]
Se, in verità, futuro e passato sono, voglio sapere dove sono.
Ché se non ancora da me valgo a saperlo, so tuttavia che, dovunque essi siano, colà non v'è futuro né passato, ma soltanto presente. Se, infatti, colà qualcosa vi è come futuro, esso non ancora vi è, e del pari se qualcosa vi è come passato, esso più non vi è. Essi, dunque, dovunque siano, di qualsiasi natura siano, non sono che come presente.
Ciò che ormai appare chiaro ed evidente è che né il futuro né il passato sono, e che non si può dire conproprietà: i tre tempi sono il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Sono questi tre determinati momenti che io vedo nell'anima nostra, e altrove non li vedo: presente delle cose passate è la memoria, presente delle cose presenti è quanto noi vediamo, presente delle cose future è quanto attendiamo.
[Agostino, Confessioni, XI, 14, 18, 20]
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