Aristotele


Aristotele è il massimo esponente
- col maestro Platone - del pensiero
greco classico e, indubitabilmente,
uno dei grandi autori dell'intero
cammino filosofico. Per questo,
rompo ogni indugio e ve ne parlo presto.

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Nei suoi trattati si occupò di fisica,
retorica, politica, dialettica,
logica, biologia e metafisica,
dimostrando di avere mente eclettica.
Ancora a Dante, senza disinganno,
parve "il maestro di color che sanno".

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Intorno al mondo fisico Aristotele,
esaminando i corpi in movimento,
sostenne (con l'intento di riscuotere
consenso e plauso in modo fraudolento)
che vi son quattro cause con le quali
spiegare i mutamenti naturali.

Ecco l'elenco: la prima è la causa
formale
o forma o essenza; la seconda,
detta materia o sostrato, è la causa
materiale;
la terza, che dà l'onda
al divenire, è la causa efficiente;
l'ultima, ovvero ciò verso cui tende

davvero il movimento, è detta appunto
causa finale. Serva per chiarezza
l'esempio della statua, messo a punto
in ogni manualetto con destrezza:
in una statua la causa formale
è la forma assegnata al bronzo, il quale

è causa materiale; l'efficiente
è l'artefice, mentre la finale
è il fine per il quale attentamente
viene fatta la statua. Bene o male
abbiamo dunque qui una spiegazione
del divenire in base alla ragione.

Ancora molto occorrerebbe dire
di Aristotele il quale, con Platone,
ha suggerito spunti a non finire
a chi, per fede e con ferma passione,
ha concepito la filosofia
come il solo o il più certo segnavia

per la propria esistenza. Ma la nostra
rassegna non vuol essere esaustiva:
di rado approfondisce e invece mostra
qualcosa della parte ancora viva
(per unanime e stabile verdetto)
di quello che i filosofi hanno detto.

Altre notizie potrete trovarle
nei testi in adozione nelle scuole,
se avete tempo e voglia di cercarle.
Qui stringo il nostro giro di parole
intorno ad Aristotele, chiarendo
qual è secondo lui il ragionamento

nella sua forma tipica, chiamata
dal filosofo stesso sillogismo,
dove una cosa che viene affermata
non deriva da sciatto qualunquismo
ma da un discorso in cui, poste talune
premesse, è inevitabile che alcune

cose ne seguano oggettivamente:
"se l'animale è mortale, e animali
son gli uomini, deduco certamente
che tutti gli uomini sono mortali".
Quest'esempio di forma sillogistica
è solo il primo di un'ampia casistica.

Ma chiuderò notando una cosetta
intorno al sillogismo: vale a dire
che, pur se inconfutabile e perfetta,
la conclusione non ci viene a dire
niente di nuovo: sapevamo già
che l'uomo, com'è nato, se ne va.

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