L'occamismo e la fine della scolastica


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Scoto sostenne che una certa scienza
la si può definir "speculativa"
solo se ha razionale consistenza;
invece un'altra scienza è "relativa",
o propriamente pratica, se niente
di quanto afferma è poi razionalmente

dimostrabile. Dunque, egli concluse,
filosofia e teologia son forme
di conoscenza che non van confuse,
correndo fra le due divario enorme.
La fiducia tomista nell'accordo
tra fede e ratio rimase un ricordo.

Un empirismo ancor più radicale
si rintraccia nell'opera di quello
che è certo il pensatore più geniale
tra i francescani: ovvero quel Guglielmo
di Ockam, le cui dottrine eterodosse
subirono del papa le percosse.

Velati cenni potrete (ma è certo
che si tratta di ben tutt'altra cosa)
trarre da un celebre libro di Umberto
Eco, cioè ne Il nome della rosa.
Ma questi, anche se degni di memoria,
son fatti che appartengono alla storia.

Ai nostri fini occorre invece dare
più spazio al filosofico terreno.
Guglielmo disse che "è inutile fare
col più ciò che può farsi con il meno".
Base, questa, dell'altra affermazione
secondo cui, nella cogitazione,

è inutile aumentare a dismisura
quelle entità (sostanze, forme, eccetera)
di cui la metafisica con cura
si occupava, finendo poi per mietere
un raccolto irrisorio, rapportato
a ciò che in ogni tempo ha seminato.

Per quanto nei suoi scritti essa non sia
così chiamata, questa posizione
assunse poi nella filosofia
il nome o meglio la definizione
rasoio di Ockam, che sostanzialmente
vuol dire questo: che stupidamente

si cerca una complessa spiegazione
laddove una più semplice è bastante.
C'è da dire che questa concezione
ha svolto un ruolo destabilizzante
nella mentalità del Medioevo,
intenzionata (inutile il rilievo)

ad assegnare alla ricerca empirica
un ruolo in vista della spiegazione
di Dio; ma al buon Guglielmo apparve onirica
ogni proposta di dimostrazione
razionale di Dio e dei suoi vari
attributi, dei dogmi e poi magari

della teoria dell'immortalità.
Diceva che soltanto per la fede
le soprannaturali verità
hanno un senso, ma in esse non si vede
alcunché di concreto ed è evidente
che in esse la ragione non può niente.

In sostanza, scindendo nettamente
la ratio dalla fede, l'occamismo
venne a negare che nel trascendente
si possa entrare col razionalismo.
Perciò Guglielmo di Ockam rappresenta
nel cielo medievale una tormenta:

dopo di lui, infatti, la scolastica
non elabora più grandi sistemi,
anzi si assiste ad una crisi drastica
di tale tradizione, il cui supremo
obiettivo era quello di approdare
al divino mediante il razionale.

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