Sviluppi del razionalismo. Spinoza e Leibniz


Cartesio esercitò ben presto un grande
influsso sul pensiero del suo tempo;
il suo sistema fu determinante
per l'olandese Spinoza, ad esempio.
Per comprenderlo basta ricordare
che Cartesio voleva trasportare

nelle speculazioni filosofiche
il metodo impiegato in matematica,
quindi giungere a tesi filosofiche
mediante la ragione. Questo è in pratica
lo stesso intento ch'ebbe anche Spinoza,
il cui sistema però è un'altra cosa.

Anch'egli, infatti, parla di sostanza,
ma a differenza di Cartesio, che
parlava di due res, ce n'è abbastanza
di una soltanto per Spinoza ed è
equivalente alla Natura o a Dio,
e ciò (non è un parere solo mio)

fa parlare per lui di panteismo.
Va dunque rilevato che Spinoza
- contro la concezione del dualismo
cartesiano (di cui si è detto) - sposa
l'ipotesi di un rigido monismo:
ebbe', misteri del razionalismo!

Egli serba però la distinzione
espressa da Cartesio tra estensione
e pensiero, ma appunto qui si pone
il divario tra i due: Spinoza oppone
un rifiuto all'idea che le due res
siano tali, e sostiene invece che

estensione e pensiero son soltanto
attributi dell'unica sostanza:
quel Dio che tutto crea e che pertanto
agisce in ogni cosa. Risultanza
necessaria di questa convinzione
è quella di un'identificazione

tra la Natura e Dio, cosa già fatta
a suo tempo da Bruno. C'è da dire
però (pur rimanendo cosa esatta
quella detta) che Dio lo si può dire
causa efficiente di tutto, ma Lui,
non essendo causato, è causa sui.

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Vediamo adesso un'altra soluzione
proposta intorno alla grande questione
cartesiana: difatti altra visione,
opposta a quella di Spinoza, pone
la dottrina di Leibniz, ch'è basata
sull'idea (chiaramente formulata)

che una sostanza, essendo una, non può
avere un'estensione; egli pertanto
respinse tale convinzione e andò
contro Spinoza. In modo sacrosanto,
per il punto di vista da lui scelto,
disse che le sostanze son di certo

molto più numerose e che ciascuna
è priva di estensione, immateriale.
Diede il nome di mònade ad ognuna
di codeste entità trascendentali,
dichiarando però la convinzione
che fra di loro non c'è connessione.

E ciò espresse dicendo che "le monadi
sono senza finestre". Tuttavia
in accordo tra loro son le monadi
non per l'azione continua di Dio
(questa è l'idea - e l'abbiamo già vista -
della dottrina occasionalista),

ma per un'armonia prestabilita,
preordinata da Dio all'atto stesso
della creazione. Grazie a quest'uscita,
il filosofo disse poco appresso
che, nonostante gli orrori visibili,
questo è "il migliore dei mondi possibili".

Tutto quindi va bene a questo mondo,
non inteso da Leibniz come il solo
possibile, ma certo il più giocondo,
nonostante le guerre ed il vaiolo,
il furto, l'omicidio, la pressione
fiscale, la micosi e l'estorsione.

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