|
Sembra ineluttabile che, quando le cose vanno troppo bene, non possano che peggiorare. Questa regola, che spesso molte persone riscontrano sulla propria pelle nella vita quotidiana, sembra tanto più valida per la filosofia. Insomma, raggiunto l'apogeo con Tommaso, la scolastica subì un'involuzione che la condusse in breve alla fine.
Il motivo che più influì su tale declino è sicuramente l'opposizione al tomismo da parte di quei filosofi che, anziché adeguarsi all'aristotelismo cristiano, preferivano attenersi all'insegnamento di Agostino: primo fra tutti Bonaventura da Bagnorea (1221-1274), il quale, pur accogliendo in parte i concetti di materia e di forma, mal sopportava l'pse dixit con cui gli aristotelici indicavano l'indiscutibilità della filosofia di Aristotele. Bonaventura ribadì invece che non esiste vera conoscenza se non è illuminata dalla rivelazione e dalla fede. Egli concepiva il mondo come segno o vestigio o specchio di Dio, e nel suo Itinerarium mentis in Deum, che costituisce un capolavoro del misticismo medievale, descrisse le tappe del cammino che l'anima deve compiere verso Dio, memore dell'antico motto di Agostino, il quale, dopo aver invitato l'uomo a non allontanarsi dalla propria interiorità, aggiungeva: "e se troverai la tua natura mutevole, trascendi anche questa".
|