Unicorno: bellezza e simbolo * [3 "quadri"]
di
Tony Frisina
QUADRO 1°: PROLOGO. LA BELLEZZA DELL'UNICORNO
È grande l'Animale e pur vivace
e splende di gran luce il suo mantello;
ben poche volte posa e poco giace,
divino e puro e immensamente bello.
5 Il pelo è liscio, è argento rilucente,
gli zoccoli son d'oro cesellato,
lunga criniera al vento risplendente:
l'ottava Meraviglia del Creato.
I crini de la coda, al lieve vento
10 o al soffio di mistrale teso e forte
dispandon melodia - ben strano evento -
che allieta pur chi ha triste e grama sorte.
Lo sguardo mite e dolce e delicato
illanguidisce e dona tenerezza;
16 regala al core pace e strana ebbrezza
e rende l'uomo calmo e più pacato.
Di gran vivacità sempre è dotato
sì che mai posa, mai può riposare;
ecco il mistero tutto disvelato:
20 è l'idrargirio che fa 'l cor pulsare.
Argento vivo scorre ne le vene
veloce e ratto sì come 'l pensiero
che non s'han corde e pur non s'han catene
che possan diventarlo prigioniero.
25 E infine e non postremo, strano fatto:
risplende anch'esso d'oro rilucente
un corno bello assai - par manufatto -
sul fronte, accanto al crine rifluente.
È un corno liscio e lungo e levigato
30 che presso gli occhi, su la fronte nasce.
È un corno misterioso e pur fatato
sì che guarisce chi veleno pasce.
Quel corno, panacea di tutti i mali,
medica e sana e torna a render vita
35 a quei che, sfortunati, l'han smarrita,
ciò che non può né antidoto né sali.
Da sempre l'ingordigia di ricchezza
dell'uomo privo di virtù e d'amore,
dell'uomo ch'ha perduto ogni saggezza,
40 preda vuol far del corpo e de l'umore.
Ricchezza immensa donerebbe a iosa
sì che farebbe un uomo tanto forte
e - cosa strana, cosa misteriosa -
a lui si schiuderebber mille porte.
***
QUADRO 2°: L'INGORDIGIA DELL'UOMO
Ai margini del bosco sta il villaggio,
sull'alta rupe sorge, pietra bianca;
di cacciatori è sede, è romitaggio,
di cacciatori a cui l'anima manca.
5 L'unica meta, l'unico pensiero
di gente senza amore e senza fede,
dall'animo malvagio e tristo e nero
è trarre in schiavitù mitiche prede.
Son anni ormai che quel pensiero orrendo
10 percorre membra e cuore e pur la mente
di quell'orrenda torma, quella gente,
dall'animo volgar, gretto e tremendo.
La piccola fanciulla - bianca pelle -
cresce vivace, tenera, sincera.
15 Ha gli occhi scintillanti come stelle;
è onesta, pura, seducente, vera.
La fanciullina cresce, anzi è già pronta
per far da esca a quell'impura caccia.
E s'avvicina già l'ora dell'onta,
20 l'ora tremenda ormai di già s'affaccia.
La povera fanciulla ancora è ignara
che sarà lei la vergine più pura
che servirà per quella caccia amara,
per quella caccia orribile ed impura.
25 Pronto è 'l recinto, fitto e di gran legno,
ma a trarre l'Animale nell'inganno
non v'è nessun tranello adatto, degno...
e incorra, a chi lo pensa, gran malanno.
La notte è buia e nera e senza luna,
23 tutta silenzio e pace è la campagna
e già fresca rugiada tutto bagna;
brilla ogni stella in ciel d'amaro ognuna;
Al centro del recinto è la fanciulla.
Attende - ignara - che si compia il fato
35 e ancor con i pensieri si trastulla
sul suo giaciglio lindo e profumato.
Dispande da le membra un buon odore:
profumo di beltà - purezza estrema -
che rende voluttà e gran languore
40 sì che a chi è maschio e mente e core trema.
Soave un vento tiepido ed arcano
risona di tristezza e melodia.
Incede dolcemente, adagio, piano,
l'ignaro Re nell'ora amara e ria.
45 Lento procede verso la fanciulla
che di già dorme e sogna dolcemente
e sul giaciglio morbido la culla
tiepido il vento ancor soavemente.
Lento a la donna - incauto - s'avvicina,
50 dal grande amor ricolmo, l'Animale;
poi s'inginocchia e 'l capo suo reclina
e in grembo a lei ristà ignorando 'l male.
***
QUADRO 3°: LA CATTURA. EPILOGO
La notte è ancora buia e silenziosa
e in giro non s'avverte anima alcuna;
quell'aria è dolcemente deliziosa
e già d'oriente leva la gran luna.
5 All'improvviso, orrendo, un gran romore
riscuote l'aere e colma di paura
e dona al bianco Re, alla donna pura,
immensamente vero, aspro terrore.
Scattan le corde e chiudono 'l recinto
10 in cui ristan la donna e l'Animale
giunto colà dal grande amor sospinto
senza temere alcun minimo male.
Il sangue ha già di ghiaccio la Creatura
che lega gli arti, il core, il sentimento;
15 dispera ancor la dolce donna pura
nell'ora grave dell'amaro evento.
La vergine dispera e s'addolora
d'essere lei la causa di sventura,
d'essere sana e d'esser la più pura,
20 d'aver sonato lei l'ultima ora.
Al grande Re, all'Amico, d'improvviso
lei va vicino ed offre una carezza;
lo bacia e lo conforta il suo bel viso,
lo sfiora con amore e tenerezza.
25 Schiude le bianche cosce la fanciulla,
pone più presso al corno 'l suo bel fiore
e poi con gioia e pur con gran dolore
sopra quel corno lievemente culla.
L'aureo corno colma interamente
30 le carni della donna ancor tremanti;
lei lo rinserra in sé teneramente
tal quale sanno far trepidi amanti.
Sol per amor rinuncia al bianco fiore,
più non è pura ormai, non più madonna.
35 Sospinta dalla forza dell'amore
dell'Animale ormai è già la donna.
La risplendente luna ormai troneggia
nel cielo tutto pinto di chiarore.
Quell'alto gesto intriso sol d'amore
40 vale assai più d'ogni castello e reggia.
Alto, divino e bello è l'Animale.
Su la sua groppa sale la fanciulla;
nessuno ormai potrà più far del male
e ancora assai su quella groppa culla.
45 Spicca un gran balzo allora l'Unicorno
e corre al vento libero e felice.
Risplende ancor, riluce il suo bel corno
e ancora vagherà dovunque lice.
* La presente silloge, sul tema "Unicorno: bellezza e simbolo", ha partecipato al Concorso Nazionale di Poeia "Emilio Gay" [26 07 2006]